Il Commento

Istruzione: equilibrio tra sarcasmo e verità

TORONTO – È ormai diventato palese che il sistema educativo dell’Ontario è in crisi. I risultati in lettura e scrittura sono così deludenti che alcuni Provveditorati hanno iniziato ad allontanarsi dal “modello di confronto” della Fraser Institute per valutare i risultati dell’istruzione in tutta la provincia. L’EQAO, il sistema di valutazione dell’Ontario applicato agli studenti della scuola primaria, junior e intermedia, sembra essere poco più di una fotografia istantanea che misura a che punto si trovano gli studenti nel loro percorso di apprendimento.

L’idea iniziale era che insegnanti e progettisti dei programmi scolastici potessero apportare modifiche dopo ogni ciclo di valutazione. Ma niente da fare. A giudicare dalle competenze in lettura e matematica valutate alla fine di ogni ciclo, in media i risultati ottenuti dagli studenti non sono migliorati in modo significativo. Ciò è dovuto in parte alla crescita delle iscrizioni nelle scuole private volute da genitori frustrati dalle condizioni nelle scuole finanziate dal “pubblico”. Ma anche in questo caso i genitori possono aspettarsi un beneficio fiscale per le donazioni a scuole come enti di beneficenza, se qualificate come tali a livello federale.

Nonostante i miliardi di dollari investiti nell’istruzione pubblica (a seconda del giorno e del tipo di comunicato del Ministero, il totale complessivo varia da 32 miliardi a poco meno di 39 miliardi di dollari all’anno), le scuole pubbliche ottengono risultati scarsi. Le scuole che secondo le due organizzazioni citate sopra risultano le peggiori sono due Provveditorati di Toronto che, insieme, hanno rappresentato circa 5 miliardi di dollari all’anno negli ultimi due anni in spese per programmi accademici, secondo i modelli del Ministero di iscrizione media giornaliera (ADE) e finanziamento educativo di base (COF).

Dopo grande clamore, allusioni e promesse di cambiamenti drastici, è stata lasciata intatta tutta la parte operativa dei Provveditorati. La parte politica, i consiglieri eletti… beh, sono diventati capri espiatori — la preda facile — i cui errori personali coprono comodamente la mancanza di responsabilità del personale dirigente. Lasciamo da parte il clamore. Ora che al ministro Paul Calandra è stato dato il via libera per introdurre una legge che autorizza cambiamenti nella governance della struttura che gestisce l’istruzione, chi e cosa verrà tagliato per riportare efficienza e un approccio “ritorno alle basi”?

Chi controllerà il processo mentre le misure vengono introdotte una alla volta? La sera prima dell’apertura delle candidature per le posizioni di fiduciario scolastico, diversi trustee in carica del Toronto Catholic District School Board (già approvato per un bilancio di $1,7 miliardi), si sarebbero riuniti per presentare un “piano” per difendere il mantenimento del Programma di Lingue Internazionali. Che prepotenza. La loro negligenza, o collaborazione, quando il tema era stato sollevato dallo staff per tagliare questo programma, dovrebbe escluderli tutti dalla rielezione.

Il deputato dell’opposizione Tom Rakocevic concordando con l’iniziativa, ha però sostenuto: “Non vedo il senso di tagliare questo programma né i presunti risparmi che si otterrebbero eliminandolo per gli studenti e i genitori che ne beneficiano”. Alla domanda su quanti studenti siano coinvolti, ha risposto: “Posso dirvi che ci sono 44 scuole in questo Provveditorato che offrono il programma ILP, e nove nella mia circoscrizione lo fanno durante il giorno per venti minuti per gli iscritti”.

Da un punto di vista pedagogico e sociologico, se non altro, questo conferma l’importanza dell’apprendimento delle lingue dei loro genitori e nonni. Sembra un taglio drastico senza benefici reali. Gli insegnanti sono obbligati per legge a essere in classe almeno 15 minuti prima della prima lezione e 15 minuti dopo l’ultima.

Possibile che nessun sovrintendente, amministratore delegato (CEO), direttore finanziario (CFO) o altro dirigente senior sia riuscito a trovare un’alternativa? La proposta che le scuole possano restare aperte nei fine settimana per gli iscritti all’ILP disposti a pagare 650 dollari è offensiva e ha il sapore di una discriminazione residua. Da parte di un Provveditorato cattolico, poi, questo è ancora più grave.

Traduzione in Italiano – dall’originale in Inglese – a cura di Marzio Pelù

Nella foto in alto, la petizione  organizzata da Tom Rakocevic (le firme e gli indirizzi sono stati volutamente resi illeggibili dalla nostra redazione, per tutelare la privacy dei firmatari) 

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