Il Commento

Scuole: riforme sì, ma problemi irrisolti

TORONTO – Come molti altri commentatori (e genitori), anch’io aspettavo con ansia i grandi annunci sull’istruzione, ad un anno dalla drastica imposizione di un commissario su otto dei settantadue (72) Provveditorati della provincia. La motivazione dichiarata: erano incapaci, incompetenti o peggio nella gestione dei loro obblighi verso studenti, genitori e società. Con “loro”, secondo la narrazione dominante, si intendono i fiduciari scolastici (trustee).

I trustee hanno in genere un ruolo limitato all’approvazione dei fondi assegnati dalla Provincia alle istituzioni educative di ciascuna area, sulla base della documentazione fornita dal personale dirigente, dopo consultazioni con i funzionari del Ministero. Anche in questo ambito, sia i funzionari ministeriali sia il personale amministrativo dei Provveditorati scolastici operano entro “linee guida” che orientano le loro decisioni.

Nel modello precedente (modificato dopo la fine dell’anno fiscale 2023-24 con i Grants for Student Needs – “GSN”), i consigli scolastici e i funzionari dovevano giustificare le spese in venti (20) categorie. Tre di queste includevano finanziamenti per 2,3 miliardi di dollari per le operazioni scolastiche, 653 milioni per amministrazione e governance e 21 milioni per l’aggiustamento dovuto al calo delle iscrizioni (dati provinciali arrotondati).

Per l’anno accademico e fiscale 2024-25, il modello GSN è stato sostituito dalle Core Education Funding Projections, in cui le venti categorie sono state accorpate in otto “pilastri di finanziamento”, presumibilmente per offrire maggiore flessibilità in un ambiente scolastico “volatile”. I confronti sono stati ridotti da cinque colonne a due (cioè, invece di monitorare stime e risultati effettivi su quattro anni, i consigli devono confrontare solo le “stime riviste” dell’anno precedente con le “proiezioni attuali”).

In tutti i casi, i fondi disponibili dipendono sempre dal numero di studenti iscritti (Average Daily Enrolment, ADE), “verificato” due volte l’anno. L’anno scorso, ogni studente “valeva” 13.852 dollari. A livello provinciale, il numero di studenti (2.067.362) è aumentato di appena 1.304 rispetto all’anno precedente: un andamento altalenante.

A titolo puramente illustrativo, il Toronto Catholic District School Board (nel modello GSN) ha dichiarato un ADE di 89.923 nel 2019-20. Questo è sceso a una previsione di 83.026 nel 2023-24, poi è risalito a 85.003 (in parte grazie all’arrivo di rifugiati ucraini), per poi diminuire di 569 l’anno successivo, quello attuale.

Il punto è che richiedere al Direttore (attualmente anche CEO) di avere un background aziendale non cambia nulla nelle formule sopra descritte. Il Direttore associato [per gli affari aziendali o altro titolo legato alla gestione finanziaria] svolge già il ruolo di CFO. Cambiare i titoli, o assegnarne uno al supervisore, non porterà a maggiori risparmi o efficienza.

Da dove pensano di tirare fuori gli studenti necessari per aumentare l’ADE e migliorare così i risultati finanziari? I tassi di fertilità e natalità stanno crollando. Cercare di “fare sul serio” con la frequenza obbligatoria è un’illusione. Cosa si aspetta la Provincia dai sovrintendenti, considerando i loro stipendi e benefici elevati?

Dare la colpa ai fiduciari scolastici può essere un bersaglio facile e gratificante, ma intervenire sulle dinamiche legate ad amministratori “impermeabili poco modificabili potrebbe essere molto più utile per gli studenti e le loro famiglie.

Traduzione in Italiano – dall’originale in Inglese – a cura di Marzio Pelù

In alto, da sinistra: il ministro dell’Istruzione Paul Calandra, il premier Doug Ford ed il ministro delle Finanze Peter Bethlenfalvy (foto: Twitter X – @PaulCalandra)

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