Rohrwacher, voce distinta nel cinema italiano
TORONTO – Le figure femminili imponenti del cinema italiano sono senza dubbio Lina Wertmüller, Lina Cavani ed Elvira Norati. Donne i cui film erano coraggiosi, anticonvenzionali e provocatori, dalle loro audaci satire politiche a film controversi che esploravano le profondità della psiche umana. Ma l’attuale regista italiana di spicco – Alice Rohrwacher – disprezzo la distinzione [basata sul genere].
Nata in Toscana da padre tedesco e madre italiana, Rohrwacher è diventata una delle voci cinematografiche più importanti italiane da quando ha vinto il Gran Premio a Cannes per il suo film The Wonders (2014). Ma quando le è stata chiesto dei suoi approcci stilistici durante una sessione stampa nel 2023, la regista ha chiarito la sua posizione.
“Quando un uomo fa un film violento, è un visionario. Quando una donna lo fa, è coraggiosa. Se faccio un film con una certa sensibilità, dicono che è un sguardo femminile. Ma io lo vedo solo come il mio sguardo”. Dietro le parole di Rohrwacher si nasconde una serie di riconoscimenti, che vanno dal Nastro d’Argento per il Miglior Regista Esordiente al Grand Prix e ai premi per la Miglior Sceneggiatura, a Cannes. Per non parlare del suo cortometraggio Le Pupille che è stato nominato all’Oscar nel 2022.
E sta per unirsi a un gruppo relativamente piccolo e selezionato di registe italiane che si sono avventurate nel cinema in lingua inglese – perdona la distinzione di genere, Alice. Il suo ultimo progetto Tre Sorelle Incestuose è un adattamento del romanzo fiabesco gotico di Audrey Niffenegger. Le riprese inizieranno il 27 aprile con un cast stellare che include Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O’Connor.
La storia ruota attorno a una “rivalità tra sorelle che scoppia quando una di queste è consumata dalla gelosia per la storia d’amore dell’altra, degenerando in ossessione e follia”. Il titolo del film potrebbe risultare sgradevole, ma state certi che non c’è un vero incesto nella storia. È intesa come metafora dell’intimità emotiva a volte claustrofobica della sorellanza.
Le tre sorelle rappresentano bellezza, intelletto e intuizione, formando un’allegoria psicologica del sé interiore. Si inserisce perfettamente nel campo di Rohrwacher del “realismo magico”, un’etichetta di genere che i critici hanno attribuito ai suoi film.
Le sue protagoniste (per lo più donne) tendono a abitare uno spazio dove il mitico e il quotidiano si intrecciano. Che siano ribelli o radicati, i suoi personaggi femminili portano tutto il peso dello sguardo (femminile) di Rohrwacher.
Il desiderio della regista di essere giudicata dalla sua arte piuttosto che dalla sua identità femminile potrebbe un giorno concretizzarsi. Ma non è affatto vero che i registi uomini siano protetti da questo. Top Gun di Tony Scott è citato per il suo “legame maschile omoerotico” e il “machismo militare”. 300 di Zack Snyde fu criticato per avere uno “sguardo maschile feticista”. Wolf of Wall Street di Martin Scorsese era chiamata “spavalderia iper-maschile”. Solo alcuni esempi.
Rohrwacher: “Spero che sempre più donne facciano film, perché hanno un modo molto diverso di raccontare le storie”. Sì. Ma piantar la bandiera di genere mentre si dichiara l’arte dovrebbe essere giudicato al di fuori di quel quadro è controintuitivo.
Immagine di Rohrwacher per gentile concessione di Diana Donadon
Massimo Volpe, autore di questo articolo, è un filmmaker e scrittore freelance di Toronto: scrive recensioni di film/contenuti italiani su Netflix



