Il Commento

Oltre i sondaggi: in politica è la base a fare la differenza

TORONTO – Non passa giorno che la nostra redazione non sia sommersa da sondaggi politici che suggeriscono, anzi ci dicono, che cosa pensano i canadesi del nostro Paese e di coloro che si propongono di guidarlo verso traguardi più alti e migliori. Nel complesso, il loro è un ruolo da attivisti nel determinare un risultato piuttosto che nel misurare gli esiti di iniziative ampie o ristrette. Siamo arrivati a considerarli tutti dei “pistoleri a pagamento” per questo o quel partito: possono anche essere bravi in ciò che fanno, ma questo non è il punto.

In Italia, al contrario, i sondaggisti misurano i “movimenti” dell’opinione pubblica verso i o lontano dai partiti politici e/o dalle personalità in frazioni di punti decimali. Non si vedono “spostamenti” se non in momenti di decisioni imminenti e cruciali. In Canada, una situazione analoga si rifletterebbe nel sostegno popolare per un paio di squadre di hockey che un tempo dominavano lo sport quando Mosè era solo un neonato scoperto tra le canne del Nilo, ma che non hanno più vinto nulla da quando quel bambino attraversò il deserto in cerca della “terra promessa”.

La gente continua comunque ad affollare le loro partite… probabilmente per guardare con nostalgia ciò che organizzazioni serie possono realizzare con dei veri “giocatori di squadra”. In politica, analizzare i sondaggi resta una pratica antica, che risale agli Oracoli di Delfi o agli interpreti degli auspici dell’antica Roma: consultare sì, ma assicurarsi di porre le domande giuste alle persone giuste per ricevere poi una risposta adeguata da assimilare e interpretare.

Come tutti, anch’io ho un pregiudizio. Non occorre guardare oltre ciò che facevo in un’altra vita. Tuttavia, è importante riconoscere merito e talento — anche negli altri. Per farlo occorre “uscire di casa” (frequentare di più la gente) per vedere in prima persona come le persone si comportano o reagiscono agli stimoli della vita quotidiana.

Confesso di essere rimasto sorpreso dalla differenza (lo scarto) tra i due principali partiti a livello federale. In alcune comunità dell’Ontario meridionale, e oltre, gli italo-canadesi dominano l’attività politica di partito. L’Ontario conta più di 1.000.000 di cittadini di origine o nascita italiana su 14.000.000 di abitanti. Sebbene la maggior parte di loro si sia orientata verso i Liberali federali, oggi questa tendenza è molto meno certa — nonostante il [wishful thinking] di alcuni sondaggisti.

Per verificare questa teoria, ho accettato un invito a partecipare a una raccolta fondi per Anna Roberts, deputata di King–Vaughan, che recentemente è riuscita a fare qualcosa di inaspettato: è stata eletta a Presidente dell’Associazione Parlamentare Canada–Italia — un risultato che avrebbe dovuto essere una formalità per il governo.

E non è tutto. Circa 500 persone, giovani e anziani, imprenditori, professionisti, arabi, slovacchi, punjabi, ebrei, cinesi, vietnamiti, anglo-celti, italiani e così via affollavano la sala del banchetto. Sono rimasto sorpreso dal numero di ex studenti della mia precedente carriera e di coloro che mi avevano sostenuto nella più recente. Che Dio li benedica tutti.

Ora fanno parte del 72% dell’elettorato del collegio che sostiene Anna Roberts. Se fossi negli altri partiti, darei una seconda occhiata ai sondaggi. È difficile non dedurre che il precedente governo e il Primo Ministro si siano dimenticati della propria base. Auguri, Anna.

Traduzione in Italiano – dall’originale in Inglese – a cura di Marzio Pelù

In alto, il team dell’MP Anna Roberts; qui sotto, una fotogallery dell’evento (foto: Corriere Canadese) 

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