Canada

Carney: “Nessun passo indietro da Davos”

TORONTO – Nessun ripensamento, nessun passo indietro: quanto detto a Davos era e rimane la posizione del governo canadese. A confermarlo è stato ieri mattina lo stesso Mark Carney, in risposta a un’intervista rilasciata alla Fox da Scott Bessent nella quale il segretario al Tesoro americano sosteneva come il primo ministro canadese si fosse rimangiato quanto detto in Svizzera. “Oggi ero nello studio ovale e Carney ha parlato al telefono con il presidente Donald Trump: ha rinnegato vigorosamente alcuni sfortunati commenti fatti a Davos”, ha dichiarato l’esponente dell’amministrazione americana.

Ma il primo ministro canadese ha ribadito come la posizione dell’esecutivo sulla complessa e delicata questione non è affatto cambiata. A Davos Carney aveva delineato uno scenario preoccupante nel quale il multilateralismo degli ultimi 80 anni era sostanzialmente sparito, messo da parte da un nuovo approccio delle grandi potenze che agiscono seguendo semplicemente i loro interessi. “Non si tratta di una fase di passaggio – aveva detto il primo ministro – ma di una fase di rottura rispetto al passato”. Il leader liberale, inoltre, aveva indicato una possibile soluzione, che è quella del rafforzamento della collaborazione di quelle che lui stesso ha definito medie potenze, Canada compreso.

Ieri il primo ministro ha ribadito che quella rimane la posizione del governo canadese. “Per essere assolutamente chiari, e l’ho detto al presidente, la nostra posizione rimane quella enunciata a Davos”.

Interrogato direttamente se avesse ritrattato i suoi commenti, Carney ha risposto con un secco “no.” Il primo ministro ha detto che Trump lo aveva chiamato lunedì e che i due hanno avuto “una conversazione molto interessante” discutendo di tutto, dalla sicurezza artica alla situazione in Ucraina e Venezuela.

Carney ha ribadito di aver detto al presidente degli Stati Uniti che il Canada è stato il primo Paese a riconoscere la nuova direzione che Trump stava prendendo con la politica commerciale americana e che il Canada stava “rispondendo positivamente” alle mosse di Trump.

“Gli ho spiegato il nostro accordo con la Cina, gli ho spiegato cosa stiamo facendo: 12 nuovi accordi su quattro continenti in sei mesi, lui è rimasto colpito: gli ho infine ribadito cosa intendiamo fare in futuro.”

Il primo ministro ha aggiunto “che parte di quella conversazione si è concentrata sulla prossima revisione della Cusma e su come il Canada sia disposto a utilizzare tale revisione per costruire nuove relazioni negli Stati Uniti”.

Nella telefonata, quindi, sono stati toccati due temi chiave, che caratterizzeranno i rapporti tra i due Paesi nei prossimi mesi. L’inquilino della Casa Bianca, infatti, nei giorni scorsi ha minacciato di attivare nuove tariffe doganali al Canada nel caso in cui Ottawa raggiunga un accordo di libero scambio con Pechino. Un’ipotesi questa che è stata categoricamente smentita dallo stesso primo ministro. Il secondo tema, il più importante, è quello del rinnovo e della ridiscussione dell’accordo di libero scambio in vigore tra il Canada, gli Stati Uniti e il Messico. Si tratta di una trattativa chiaramente in salita, con Trump che ha più volte ipotizzato un’uscita unilaterale degli States dall’accordo commerciale. Questo, ovviamente, avrebbe delle conseguenze devastanti per l’economia canadese e il governo federale è impegnato a scongiurare l’ipotesi paventata dal tycoon americano.

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