Un classico ligure: trofie al pesto genovese
In esclusiva per i lettori del Corriere Canadese, prosegue la nuova rubrica settimanale dedicata alla cucina italiana in Canada, in Nordamerica e nel mondo, che va ad arricchire la nostra storica “Cucina di Teresina” presente da anni sul nostro quotidiano. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con “CHEF Italia” che ogni settimana ci fornisce le ricette dei migliori Chef italiani nel mondo o, in alternativa, quelle italiane autentiche e codificate della tradizione della Cucina Italiana, legate ad ogni singolo territorio della Penisola. I cuochi possono inviare le loro ricette via e-mail all’indirizzo: alex.cs1996@gmail.com
GENOVA – Oggi parliamo delle trofie al pesto genovese, un grande e classico piatto della cucina ligure, la cui origine si fa risalire addirittura alle crociate, nei comuni di Sori, Avegno, Recco e Camogli.
Le trofie, una pasta corta e arricciata, il cui nome potrebbe derivare dal dialetto ligure “strufuggiâ”, che significa “sfregare”, facendo riferimento al modo in cui vengono realizzate, rigorosamente a mano.
Il pesto alla genovese, invece, affonda le sue radici ai tempi del Medioevo, dove si preparavano già salse a base di erbe aromatiche e olio d’oliva. La ricetta originale, disciplinata dal Consorzio del Pesto Genovese, a base di basilico, pinoli, parmigiano reggiano, pecorino fiore sardo, aglio, olio extravergine di oliva e sale grosso, viene documentata a partire dal XIX secolo ed esige l’utilizzo di un mortaio di marmo e di un pestello di legno, con il movimento che non deve mai pestare verticalmente con violenza ma ruotare per “stracciare” le fibre delle foglie senza ossidarle.
La vera tradizione prevede di cuocere le trofie insieme a patate e fagiolini: l’amido rilasciato dalle patate rende il condimento incredibilmente cremoso. L’altra pasta usata, di pari dignità storica, sono le trenette, delle linguine leggermente più larghe, specialmente nella variante “avvantaggiate”, che non indica il condimento ma l’uso di una farina meno raffinata, la farinella o cruschello, che in passato dava vantaggi sul prezzo, costava meno, e diversi vantaggi nutrizionali.
Ma veniamo agli ingredienti per 4 persone: 400 gr. di trofie fresche (o 320 gr. se secche), 1 patata grande a pasta gialla, pelata e tagliata a cubetti, 100 gr. di fagiolini freschi, spuntati e tagliati a pezzetti, 150 gr. di pesto alla genovese (preferibilmente fresco, fatto, come già detto, con basilico, aglio, parmigiano, pecorino, pinoli, sale e olio extravergine d’oliva), sale grosso per l’acqua q.b., 1 mestolo di acqua di cottura della pasta.
La preparazione: portate a bollore una pentola capiente d’acqua con il sale grosso. Tuffatevi prima la patata a cubetti, poi, dopo circa 5 minuti, aggiungete anche i fagiolini nella stessa pentola. Aspettate altri 2-3 minuti e calate anche le trofie nella pentola insieme alle verdure. Prima di scolare la pasta prelevate un mestolo di acqua di cottura ricca di amido e tenetela da parte. Scolate quindi le trofie, le patate e i fagiolini e trasferite il tutto in una capiente insalatiera (non saltate mai il pesto in padella sul fuoco, altrimenti il basilico si ossida e diventa amaro), aggiungendo il pesto ed un filo dell’acqua di cottura tenuta da parte e mescolando energicamente fino ad ottenere una crema fluida e lucida che avvolge la pasta. Servite immediatamente. Se lo gradite, guarnite con qualche fogliolina di basilico fresco e, eventualmente, con una spolverata di parmigiano reggiano o pecorino. E buon appetito!!!
Il territorio / Genova – I sapori unici di quelle colline a picco sul mare
GENOVA – La cucina genovese è un perfetto equilibrio tra i prodotti della terra, raccolti sulle ripide colline liguri, ed i sapori del mare, i cui piatti più iconici e tradizionali sono la focaccia genovese (a fügassa), croccante fuori, morbida dentro, ricca di olio extravergine d’oliva e sale, che i genovesi mangiano a qualsiasi ora, persino inzuppata nel cappuccino a colazione; la farinata di ceci, una sorta di torta salata sottilissima a base di farina di ceci, acqua, olio e sale, cotta ad altissima temperatura in grandi teglie di rame nei forni a legna; la panissa, preparata con lo stesso impasto della farinata, ma lasciata rassodare, tagliata a striscioline e poi fritta (o servita fredda con cipollotti); le già menzionate trofie al pesto, la pasta fresca tipica per eccellenza; i pansoti con la salsa di noci: dei ravioli panciuti ripieni di un mix di erbe selvatiche (il preboggion) e ricotta, conditi con una ricca crema a base di noci, aglio e pane bagnato nel latte; i ravioli alla genovese al “tocco” (u tuccu), un sugo di carne tipico in cui un singolo pezzo di carne viene cotto lentamente per ore fino a disfarsi nel pomodoro; il minestrone alla genovese: una densa zuppa di verdure di stagione e legumi con l’aggiunta finale di un generoso cucchiaio di pesto a fine cottura; il cappon magro, una scenografica insalata fredda a strati, con pesce a carne bianca, verdure bollite, gallette del marinaio e coperta da una ricca salsa verde; lo stoccafisso accomodato (merluzzo essiccato), cotto in umido a fuoco lento con patate, olive taggiasche, pinoli e pomodoro; la cima alla genovese: una tasca di carne di vitello farcita con un ricco ripieno di uova, animelle, verdure, formaggio e pinoli, poi cucita a mano, bollita e servita a fette fredde; le torte di verdura e le verdure ripiene: torte salate di sfoglia sottilissima (come la celebre torta pasqualina) o le verdure scavate e farcite con patate, formaggio ed erbe aromatiche; il pandolce genovese, il dolce simbolo delle feste, una sorta di pane antico, denso e friabile, ricchissimo di uvetta, pinoli e canditi; la sacripantina: una torta sontuosa a strati di pan di Spagna, bagna alcolica e crema al burro, ricoperta da briciole di pan di Spagna; i canestrelli: biscotti di pasta frolla friabili a forma di margherita, cosparsi di zucchero a velo; i gabeletti: delle tortine di pasta frolla ripiene di marmellata; i biscotti del Lagaccio: fette biscottate aromatiche nate nell’omonimo quartiere genovese, ottime da inzuppare. In ultimo, i vini tipici di Genova e del suo territorio comprendono la Bianchetta Genovese, il Coronata e il Vermentino, che rappresentano la tradizione enologica della Val Polcevera e del Golfo del Tigullio.
(Rubrica a cura di Marzio Pelù and Ynot, testi di Alex Ziccarelli)


