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‘Ti rivedo nei tuoi occhi’: quando è lo sguardo a custodire i ricordi che l’Alzheimer vorrebbe rubare

MASSA – Quegli occhi parlano da soli. Quegli occhi che per decenni hanno filtrato ogni singolo fotogramma di momenti, esperienze, accadimenti, immortalando emozioni e sentimenti proprio come fa una macchina fotografica, parlano da soli, sì, anche se adesso la memoria è consumata dal tempo: poco importa, perché tutte le istantanee di vita vissuta sono ancora lì, affacciate a quella finestra delle emozioni che è lo sguardo umano.

Proprio quegli occhi, custodi silenziosi di ricordi e vissuti, hanno ispirato la fotoreporter massese Paola Nizza a realizzare una serie di scatti ai pazienti del Centro Diurno Alzheimer di Massa. Un’idea nata alcuni anni fa, durante una serie di concerti per i pazienti di quel Centro, che la stessa Nizza stava documentando. Un’idea che oggi si è concretizzata nella mostra fotografica ‘Ti rivedo nei tuoi occhi’, allestita in questi giorni – termina oggi – a Palazzo Ducale a Massa, in provincia di Massa Carrara, nell’ambito della Brain Awareness Week – Settimana del Cervello 2026. L’esposizione, al di là dell’aspetto social-culturale, ha infatti un solido supporto scientifico: è promossa dalla Fondazione Dottor Ezio Pelù Onlus, in collaborazione con la Scuola IMT Alti Studi Lucca, il Centro Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD) Apuane, il Centro Diurno Alzheimer dell’ASL Toscana Nord Ovest, l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Massa-Carrara e, appunto, dalla fotografa Paola Nizza.

“Ti rivedo nei tuoi occhi” è dunque una mostra che mette insieme fotografia, umanità e scienza per raccontare il decadimento cognitivo da una prospettiva diversa, più profonda e più vicina alla persona, alla sua umanità. La filosofia è quella di andare oltre la malattia, in particolare quella malattia – l’Azheimer – che ti fa dimenticare tutto. E di mostrare che anche quando la memoria vacilla ed i ricordi sembrano svanire, gli occhi continuano a parlare: specchi di emozioni profonde, custodi di chi siamo stati, e finestre sul vissuto che resta vivo dentro di noi.

Il percorso si sviluppa attraverso tre dimensioni, che si richiamano e si completano a vicenda.

La prima è quella degli sguardi. Gli scatti di Paola Nizza si concentrano sugli occhi e sulle espressioni dei pazienti che frequentano il Diurno Alzheimer ed il CDCD: immagini intense, capaci di evocare fragilità e smarrimento ma anche presenza e memoria laddove sembra non esservene più.

La seconda dimensione è quella delle storie di vita. A fare da accompagnamento alle fotografie ci sono infatti dei brevi testi nati dai racconti degli anziani raccolti da psicologhe, operatori e caregiver: piccoli frammenti che aiutano a intuire chi c’è dietro quello sguardo, oltre la patologia.

La terza è la dimensione scientifica, quella che porta il visitatore dentro ciò che accade nel cervello. Attraverso immagini di risonanza magnetica funzionale e “PET” fornite dal professor Pietro Pietrini della Scuola IMT Alti Studi Lucca, la mostra prova infatti a spiegare cosa succede quando una persona con decadimento cognitivo entra in contatto con uno stimolo sensoriale — un profumo, una musica, un canto, un’immagine, una sensazione tattile o gustativa — capace, a volte, di riaccendere emozioni, ricordi e reazioni inattese.

Ne nasce così un racconto che tiene insieme piano emotivo e piano scientifico, esperienza personale ed attività cerebrale, in un percorso che invita a guardare la persona per ciò che è, e non soltanto per ciò che la malattia porta via.

Non solo: una simile mostra rappresenta anche un importante momento di sensibilizzazione per la comunità, oltre che un’occasione per riflettere sul valore della memoria, della cura e della relazione, mettendo in luce anche la rete di soggetti che sul territorio lavorano accanto ai malati ed alle loro famiglie, fermamente convinti che quegli occhi abbiano ancora tanto da… dire.

Nella foto qui sopra, da sinistra: Barbara Zoppi (coordinatrice “oss” Centro Diurno Alzheimer Pelù), Alice Andreazzoli (responsabile Centro Diurno Alzheimer Pelù Asl Nord Ovest), Carlo Manfredi (presidente della Fondazione Pelù Onlus) e la fotoreporter Paola Nizza; la Fondazione Pelù è una Onlus (senza scopo di lucro) costituita nel 1993 dalla Professoressa Piera Teresa Canale Pelù in memoria del proprio marito, Dottor Ezio Pelù, medico pediatra stimato per le sue doti di grande generosità: la Fondazione persegue il benessere della popolazione anziana, in particolare quella non autosufficiente, mediante azioni di sostegno morale e materiale in favore della persona bisognosa di assistenza e dei familiari che se ne prendono cura

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