RCMP, oltre 400 procedimenti disciplinari interni per “condotte scorrette”
TORONTO – Nel 2024 oltre 400 membri della Royal Canadian Mounted Police (RCMP) sono stati coinvolti in procedimenti disciplinari per presunte condotte scorrette. In circa il 5% dei casi l’esito è stato il licenziamento o le dimissioni forzate, secondo i dati diffusi dalla stessa polizia federale canadese: il tasso di tali provvedimenti è aumentato in modo significativo, quintuplicandosi rispetto all’anno precedente. Altri dieci procedimenti si sono invece conclusi con una retrocessione di grado, raddoppiando i numeri registrati nel 2022 e nel 2023.
«Questa tendenza indica uno spostamento verso sanzioni disciplinari più severe, in linea con l’enfasi posta dalla RCMP sulla responsabilità e su risposte proporzionate ai casi di cattiva condotta», si legge nel Rapporto 2024 sul processo di revisione disciplinare, pubblicato online il 21 gennaio scorso (il dossier integrale è consultabile qui: RCMP – Report 2024).
Entrando più nello specifico, nel corso del 2024 sono stati aperti 443 procedimenti per presunta cattiva condotta che hanno coinvolto complessivamente 408 membri del corpo, tra agenti e personale civile, su un totale di 21.641 appartenenti all’RCMP. Il numero dei casi segna un ritorno ai livelli del 2020, dopo essere sceso sotto quota 400 tra il 2021 e il 2023: secondo il rapporto, il calo di quegli anni è attribuibile in parte alle modalità di lavoro a distanza ed ibride adottate durante la pandemia di Covid-19.
Il rapporto non entra, però, nel dettaglio dei singoli episodi contestati. Si limita ad indicare che il 32% del 2024 ha riguardato “condotte disdicevoli”, una categoria che comprende post inappropriati sui social media, comportamenti sessuali impropri e reati previsti dal Codice Penale. Il 22% dei procedimenti ha riguardato violazioni dei principi di rispetto e cortesia, mentre il 3% ha coinvolto accuse di uso improprio della forza ed un altro 3% un abuso dell’autorità.
Tra i 408 membri interessati da accuse di cattiva condotta, il 61% sono agenti semplici ed il 17% caporali. Solo il 3% delle condotte ha riguardato personale civile, come amministrativi ed operatori dei centri di emergenza 911.
Secondo il rapporto, durante le indagini è stato frequente che i membri coinvolti siano stati sospesi con stipendio o temporaneamente riassegnati ad altri incarichi. Solo in due casi è stata disposta la sospensione della retribuzione e delle indennità come misura provvisoria, una decisione definita legata a «circostanze eccezionali». Quasi il 30% dei procedimenti si è concluso con misure di tipo “correttivo”, come formazione obbligatoria e maggiore supervisione, in calo rispetto al 51% del 2023. Sono invece aumentate le sanzioni più incisive: i casi che hanno portato a misure “disciplinari” come il rinvio delle promozioni sono saliti dal 34% al 42%. Anche gli esiti più gravi — retrocessioni, inidoneità alla promozione — sono cresciuti, passando dal 14% nel 2023 al 24% nel 2024. Nel 5% dei casi si è arrivati al licenziamento o dimissioni forzate, contro l’1% dell’anno precedente. Il rapporto non specifica se alcune decisioni siano state successivamente annullate in appello, una possibilità prevista per i membri dell’RCMP attraverso un comitato indipendente di revisione esterna.
La polizia federale ha infine annunciato che nel 2025 adotterà ulteriori misure «per valutare e migliorare il modo in cui i casi di cattiva condotta grave vengono gestiti e comunicati». In effetti, un po’ più di trasparenza non guasterebbe, visto che stiamo parlando di condotte disdicevoli proprio da parte di chi dovrebbe, invece, dare il buon esempio.
La foto in alto è tratta dal Report 2024 dell’RCMP
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