Trudeau in Europa,
la Nato di fronte
a un bivio in Ucraina

di Francesco Veronesi del March 7, 2022

TORONTO - Trovare nuovi strumenti per cercare di bloccare il conflitto e far ripartire la macchina della diplomazia. È questo uno degli obiettivi del viaggio di Justin Trudeau in Europa nel bel mezzo della crisi ucraina, con l’inasprirsi dei combattimenti e l’avanzata inesorabile dell’esercito russo. Il primo ministro canadese è partito ieri da Ottawa con destinazione Londra, dove oggi si incontrerà con la controparte inglese Boris Johnson e con il capo del governo olandese Mark Rutte. Il meeting, ovviamente, verterà sulla difficile situazione che si è venuta a creare in Ucraina, un tema questo che verrà affrontato anche domani, quando Trudeau raggiungerà altri tre Paesi, la Lettonia, la Germania e infine la Polonia, dove sono stanziate le truppe canadesi in missione come parte del contingente Nato.

Fino a questo momento la risposta decisa che è stata data dal mondo occidentale verso il Cremlino non ha provocato gli effetti sperati. Le dure sanzioni economiche verso la Russia e il congelamento dei beni degli oligarchi - quella ristretta cerchia di miliardari russi che hanno garantito a Putin il mantenimento del potere a Mosca negli ultimi 22 anni - non sono state in grado di frenare l’invasione russa dell’Ucraina.

Ai leader della Nato rimangono davvero poche opzioni per cercare di arrivare a un cessate il fuoco. Da un lato si sta considerando l’ulteriore inasprimento delle sanzioni, anche se rimangono forti dubbi sulla reale efficacia del provvedimento. Dall’altro rimane l’ipotesi più remota di un possibile coinvolgimento diretto nel conflitto, un’opzione questa che però - come hanno ribadito tutti - non è stata nemmeno presa in considerazione, perché si rischierebbe di arrivare a un conflitto nucleare.

Ecco allora che una possibile via d’uscita potrebbe essere quella di ridare forza al negoziato. Su questo fronte il più attivo nelle due ultime settimane è stato il presidente francese Emmanuel Macron, che anche ieri ha sentito telefonicamente Putin per cercare di convincerlo a far tacere le armi e a ritornare al negoziato con Kiev. Anche ieri la risposta del capo del Cremlino è stata lapidaria: le operazioni dell’esercito russo si fermeranno solamente quando il governo ucraino avrà accettato tutte le richieste avanzate dalla Russia. Su questo punto i leader occidentali si trovano a dover fare i conti con una matassa difficile da sbrogliare: le richieste russe infatti in tutti questi giorni sono state vaghe, un pretesto - questa la valutazione della Nato - per invadere l’Ucraina e portare avanti il piano di conquista voluto da Putin.

Sta di fatto che resta la percezione generalizzata di un senso di impotenza della comunità internazionale di fronte al conflitto in Ucraina.

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