In un passaporto le radici
in bianco e nero

di corriere canadese del March 17, 2022

Proseguiamo la pubblicazione degli articoli dedicati all’immigrazione italiana in Canada, che prendono spunto dalla storia degli oggetti che gli emigrati hanno portato con sé nel viaggio dal Belpaese alla nuova terra. L’iniziativa rientra nel progetto “Narrarsi altrove, viaggio tra i cimeli e i luoghi dell’anima” della poetessa Anna Ciardullo Villapiana e della docente Stella Paola, con la collaborazione di Gabriel Niccoli, professore emerito dell’Università di Waterloo e membro del consiglio di amministrazione dell’Italian-Canadian Archives Project (ICAP), network nazionale sotto i cui auspici opera il suddetto studio poetico.

TORONTO - “I’m overwhelmed with emotions, this object is my roots”, dice commossa Loretta Notten mostrandoci il passaporto (nella foto sopra) di suo padre Antonio Minna rilasciato nel 1953 a Pofi  in provincia di Frosinone. Loretta, nel passaporto, vede la foto di suo padre giovanissimo, e pensa a quanto coraggio abbia avuto nel compiere la sua decisione di partire, da solo, all’età di diciotto anni.

Una foto in bianco e nero in cui i lineamenti del padre  sono più simili a quelli di un figlio, e lei, per un attimo, finge di essere la madre di suo padre, sentendo sulla sua pelle il dolore di chi resta.

Antonio varcò l’oceano sulla Saturnia, non conosceva l’inglese e aveva frequentato le scuole fino all’età di dieci anni, occupandosi, negli anni successivi, di lavorare in campagna. Approda a Windsor, ospite di suo fratello, e poi si trasferisce a Toronto dove andò ad abitare in una casa d’affitto. I proprietari, Giulia e Giovanni, erano di origine abruzzese, e avevano una figlia molto bella e giovane di cui Antonio si innamorò.

Alla morte di suo padre, nel 1960, Antonio tornò in Italia e portò con sé, nel viaggio di ritorno in Canada, sua madre, che rimase per poco.

Nel 1970 i due giovani  si sposarono e vissero un’intensa storia d’amore, finita alla soglia del loro cinquantesimo anniversario. Lei morì a causa di un tumore nel 2019.  Lui morì di Covid, l’anno successivo, all’inizio della pandemia.

Tra le pagine del passaporto Antonio viene descritto come “lavoratore”. Un termine che a Loretta ruota spesso nella mente, un’etichetta che è stata appiccicata alle sue gracili ossa troppo presto, e che ha continuato a definirlo per tutta la vita. Infatti Antonio non smise mai di lavorare e di aiutare la sua famiglia facendo da ponte tra le due sponde: Italia e Canada.

Incontriamo un'altra “vita” che, come quella “dei santi” di Nino Ricci, guarda l’orizzonte sul ponte della stessa nave. Nave  sospesa tra i meridiani e i paralleli dell’altrove, dove le partenze si fanno dolorose, tanto quanto i ritorni. Rimangono i ricordi, quei frammenti che strappiamo al passato e che ci appartengono, a dispetto della lontananza, della morte, e del passare del tempo. Tre nemici che assediano la nostra memoria, la fanno vacillare. E noi a bussare ad un mondo ormai  inaccessibile ci alieniamo e finiamo col tingere con colori irreali la nostra stessa realtà. “To hold intact an illusion”, come dice Nino Ricci in “Where she has gone”, d’altra parte i ricordi li personalizziamo in base al nostro sentire e non c’è cosa più reale del sentimento.

In questa storia racconto il sentimento di Loretta (nella foto sotto) che non ha potuto onorare la morte di suo padre come avrebbe voluto. Antonio, un’anima buona che si prese cura della moglie ammalata di tumore anche quando lui iniziava a soffrire di demenza. E morirono entrambi a distanza di un anno, proprio alla soglia del loro cinquantesimo anniversario di matrimonio.

All’inizio della pandemia Antonio morì da solo, fu sepolto, tristemente, da solo. Loretta ha visto cadere le mani che piantarono il seme della sua vita, ma la linfa che scorre nelle sue radici è intatta, e non si tratta di un’illusione.

E come il marchese De Carolis ebbe cura di far racchiudere in un vaso di cristallo il cuore del Santo di Pofi così Loretta chiede di racchiudere in un’urna poetica l’amore del padre.

Non serve ad Antonio un passaporto per varcare le frontiere del cielo, serve a Loretta per ricordarle che il coraggio di quel ragazzo nella foto in bianco e nero scorre nelle sue vene e che il sogno che rincorreva sulla Saturnia non era una chimera: lo ha raggiunto nel momento in cui è stata proprio lei a continuare il viaggio verso un futuro migliore.

Anna Ciardullo Villapiana

Ecco la poesia di Anna Ciardullo Villapiana ispirata dalla storia di Antonio Minna raccontata dalla figlia Loretta Notten.

Non sei mai stato una foto in bianco e nero
non eri ebano, né avorio.
Strappo la tua voce all’oblio
e le tue mani recitano la mia preghiera.
Il cancro e la peste
lottarono per rizzare
la loro bandiera
sulle pelli rugose
della madre e del padre.
I soldati videro
dietro le ossa assediate
due anime innamorate da mezzo secolo
ed una mente malata
prendersi cura della sua sposa.
Scrissi un elogio
che non ebbi modo di leggere
strappando all’oblio anche i gesti
e lo lasciai pulsare qui,
dietro le costole
dove scorrono i tratti della tua identità.

Anna, Stella e Gabriel: tre prof alla ricerca delle radici italiane

TORONTO - Le professoresse Anna Ciardullo Villapiana e Stella Gualtieri Paola stanno lavorando con entusiasmo e passione al progetto fra storia, cultura e poesia che si propone di raccontare, in modo nuovo, le tante vicende che hanno avuto come protagonisti, spesso silenziosi e sconosciuti, i tantissimi connazionali arrivati in Canada dal Belpaese.

Vicende che le due insegnanti conoscono bene, essendo entrambe di origine italiana e residenti in Canada.

Stella, la cui famiglia proviene da Figline Vegliaturo, in provincia di Cosenza, Calabria, è nata in Sault Ste. Marie, Ontario, e vive con suo marito a Waterloo. Insegna alla Resurrection Catholic Secondary School e per lei l'insegnamento è molto più che lavoro. È una vocazione profonda. Si impegna tantissimo ad aiutare gli studenti a scoprire se stessi attraverso qualsiasi curriculum - religione o lingue. Nella scoperta della sua Italianità, Stella si è dedicata allo studio della diaspora proprio come la sua collega e poetessa Anna Ciardullo Villapiana.

Anna, nata a Cosenza dove ha vissuto per circa trent’anni, nel 2003 si è trasferita in Canada dove, sposata, con due figli, ha iniziato la carriera di insegnante di Italiano e di interprete e dove ha potuto coltivare una passione che la accompagna fin dall'adolescenza: quella per la poesia. Qui, infatti, Villapiana ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie “Percorsi Interiori” nel 2007, seguita nel 2015 da “Frammenti di Luce” e nel 2018 da “Al di là del mare, Dialoghi DiVersi”. Stimata socia dell’AICW (Association of Italian Canadian Writers) ha partecipato a molte iniziative e svariate conferenze per la conservazione della lingua e tradizione italiane nella realtà canadese notoriamente multiculturale. È inoltre co-chair della Waterloo Chapter Committee dell’Italian Canadian Archives Project (ICAP), una rete di beneficenza fondata per connettere e coinvolgere comunità, gruppi locali, individui, esperti e istituzioni pertinenti-come archive e musei- in tutto il Canada al fine di preservare e rendere accessibile il patrimonio italocanadese.

E proprio questo suo percorso nell'Italianità l'ha portata a elaborare, insieme a Stella, con la collaborazione del professor Gabriel Niccoli dell’Università di Waterloo e membro del consiglio di amministrazione dell’ICAP, il progetto in questione che, come si era detto in precedenza, trova adesso spazio nelle pagine del Corriere Canadese: ogni settimana, dunque, il nostro giornale racconta storie di immigrazione dall'Italia, partendo da un oggetto caro a chi è partito, per scelta o necessità, spesso lasciando "pezzi" di cuore nel Belpaese ma a volte portandosene qualcuno con sé.

Da queste storie, Villapiana si è lasciata ispirare per comporre poesie, sia in Italiano che in Inglese, intense ed emozionanti, che pubblicheremo insieme ai racconti degli emigrati.

Qui sotto, il trailer del progetto, realizzato con poesie di Anna Ciardullo Villapiana, letture di Gianluca Lalli e Stella Paola e musiche di Francesco DeGregori, Gianluca Lalli e Juneyt.

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