Il Commento

Il successo nasce dall’educazione familiare

TORONTO – È stata una splendida cerimonia di conferimento dei titoli accademici, una testimonianza di come i processi di trasformazione dell’istruzione, alimentati dalle ideologie ottocentesche, abbiano stimolato gli investimenti pubblici nelle società in evoluzione, letteralmente in movimento, con l’obiettivo di formare i leader e i protagonisti di domani. Da loro ci saremmo aspettati di imparare: pensatori e risolutori di problemi, persone capaci di passare dalle idee ai fatti, destinate a farsi conoscere per le innovazioni scientifiche, artistiche, mediche e industriali, capaci di superare i confini delle società e delle culture in tutto il mondo.

Ero presente in veste di genitore — un genitore molto orgoglioso — di uno dei figli che riceveva un dottorato honoris causa. Circa mille altre persone, altrettanto orgogliose, erano lì per celebrare una tappa fondamentale nella vita dei propri figli: trecento persone provenienti da ogni parte del mondo, che avevano conseguito un titolo universitario nel percorso accademico, nel cursus honorum dell’«accademia».

Mio figlio, Flavio Volpe, era diverso dagli altri semplicemente perché era stato invitato a pronunciare il discorso inaugurale di invocazione, per ragioni che riguardavano lui… e sua madre, Mirella — che riposi in pace — per la quale nutriva una profonda venerazione. Non ha bisogno di particolari motivi per esprimersi con umiltà: gli basta riflettere la qualità dell’educazione ricevuta e il suo impegno a migliorarsi costantemente.

Ha esordito dicendo — parafraso le sue parole —: «Noi che siamo su questo palco dobbiamo ricordare due cose: primo, non siamo arrivati fin qui da soli; secondo, i diplomi e i certificati che stiamo ricevendo testimoniano gli strumenti di cui ora disponiamo e che possiamo perfezionare per il bene comune». Era un delicato omaggio alla cultura che si è sviluppata tra gli studenti della York University, come lo erano stati sua madre e suo fratello maggiore prima di lui. Il suo discorso guardava al futuro con fiducia: il meglio deve ancora venire. Ma questo potrà accadere soltanto se i neolaureati sapranno fare propria la missione che li attende. Lui lo ha fatto, mi sono detto.

Mi sembrava ieri quando, ancora una famiglia molto giovane, ci trasferimmo a Malton, in un quartiere decisamente operaio, allora in mezzo al proverbiale nulla. Andammo ad abitare in una casa modesta, accanto alla famiglia Rosa. La loro figlia maggiore, Sabrina, coetanea di Flavio, era lì, proprio come me, per gioire dei successi di sua figlia Madeleine, laureata in Scienze e ora impegnata a conseguire un titolo di Istruzione in Scienze, proprio come aveva fatto sua madre prima di lei. Senza voler cadere nella banalità, questa è la chiave del successo: una grande madre e la determinazione a fare sempre di più. E poi ci sono i nonni, che completano il quadro, condividendo l’orgoglio di un traguardo che, in fondo, appartiene a tutti.

Nella foto in alto, Flavio Volpe sul palco con la Chancellor Kathleen Taylor e la Presidente Lisa Philipps durante la cerimonia; qui sotto, una fotogallery dell’evento 

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