Gli chef italiani nel mondo

Firenze è sinonimo di bistecca alla brace

In esclusiva per i lettori del Corriere Canadese, prosegue la nuova rubrica settimanale dedicata alla cucina italiana in Canada, in Nordamerica e nel mondo, che va ad arricchire la nostra storica “Cucina di Teresina” presente da anni sul nostro quotidiano. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con “CHEF Italia” che ogni settimana ci fornisce le ricette dei migliori Chef italiani nel mondo o, in alternativa, quelle italiane autentiche e codificate della tradizione della Cucina Italiana, legate ad ogni singolo territorio della Penisola. I cuochi possono inviare le loro ricette via e-mail all’indirizzo: alex.cs1996@gmail.com 

FIRENZE – Nel cuore della Toscana, la bistecca alla fiorentina non è solo un piatto, ma un simbolo del patrimonio culturale locale che rappresenta secoli di tradizione, cultura ed eccellenza culinaria, ed è un’esperienza imperdibile per chi visita Firenze. Il taglio è quello alto nella lombata e cotto al sangue sulla brace: una perfetta definizione di questo piatto conosciuto in tutto il mondo, che recentemente è entrato nell’elenco PAT (quello dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani istituito dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali con la collaborazione delle Regioni).

Per una vera bistecca fiorentina certificata PAT, sono esclusivamente necessarie le razze toscane (Chianina, Calvana, Maremmana) oppure altre purchè allevate in Toscana e con l’osso a T, la tipica forma locale. Pesa da 1 a 1,5 chili ed è alta cinque o sei centimetri (per i puristi, “sotto le quattro dita è carpaccio”). Si cuoce al sangue sulla brace di legno e si condisce solo con sale, pepe e olio extravergine d’oliva.

Di seguito le sue inderogabili e principali caratteristiche; il taglio: la lombata con filetto, controfiletto e l’osso in mezzo, appunto, come già menzionato, a T; la carne: solitamente, la più usata è sicuramente quella di razza Chianina; la cottura: molto al sangue, con la crosta esterna croccante; il condimento: sale grosso e olio extravergine d’oliva, preferibilmente toscano.

A seguire le imprescindibili regole per una cottura adeguata alla tradizione; temperatura ambiente: togliete la carne dal frigo molto prima di cuocerla; fuoco vivo e intenso: usate la brace di legno di quercia molto calda; tempi di cottura: cuocete per circa 3-5 minuti per lato e pochi minuti in piedi sull’osso, con grado di cottura “al sangue”; il riposo: fate riposare la carne prima di servirla; come tagliarla: per gustarla al meglio, staccate la carne dall’osso con un coltello affilato, separando il filetto dal controfiletto, quindi procedete tagliando la carne a fettine verticali o leggermente inclinate rispetto alla fibra muscolare; la temperatura: servitela al sangue (interno rosato e caldo, intorno ai 48-52°C al cuore) evitando di stracuocerla.

Infine, ricordiamo che il nome bistecca è stato inventato dai fiorentini che hanno l’abitudine di italianizzare le parole straniere mettendoci in tutti i modi una vocale alla fine e raddoppiando le consonanti. Così beef-steak, la costola di bovino, è diventata la bistecca. Questo piatto, secondo la tradizione, nasce nelle fattorie di fine Ottocento quando si macellavano le vacche vecchie o i vitelloni castrati, dato che la carne troppo giovane non va bene per una bistecca alla fiorentina. In ultimo, riveste assoluta importanza la lunga frollatura, un procedimento che serve a degradare le fibre della carne rendendola più morbida e ad aumentare il sapore di ogni boccone. E buon appetito!!!     

Il territorio / Firenze – Una cucina povera e semplice ma ricca di gusto

FIRENZE – Firenze offre una cucina povera ma ricca di gusto, basata su carni pregiate e verdure dell’orto. Tra i piatti simbolo, oltre alla bistecca alla fiorentina, il celebre lampredotto, una frattaglia, la terza parte dello stomaco della mucca, bollito per ore nel brodo e servito in un panino, la cui parte superiore viene inzuppata nel brodo, mentre su quella inferiore viene tagliato il lampredotto, condito con sale e pepe, salsa verde e/o piccante; la saporita ribollita e la classica pappa al pomodoro. Da ricordare che il pane toscano è “sciocco”, cioè cotto senza aggiunta di sale. Tra gli antipasti, i crostini di pane al paté di fegatini di pollo; il già menzionato panino col lampredotto; la finocchiona, il salame tipico locale insaporito con i semi di finocchio; i coccoli con il prosciutto, palline di pasta di pane fritte servite calde con salumi. Tra i primi piatti, la già menzionata ribollita, una zuppa densa di pane raffermo, cavolo nero e fagioli; la suddetta pappa al pomodoro: un piatto povero estivo a base di pomodoro, pane e basilico; le pappardelle al cinghiale o alla lepre, una pasta fresca con ragù di selvaggina; le crespelle alla fiorentina, dei cannelloni ripieni di ricotta e spinaci coperti di besciamella; gli gnudi, in pratica il ripieno dei ravioli classici a base di ricotta e spinaci, preparato senza il tipico rivestimento di pasta (da qui il nome “gnudi”) e serviti con salsa di pomodoro fresco. Tra i secondi piatti, oltre alla bistecca alla fiorentina, il peposo all’Impruneta, uno spezzatino di manzo cotto a lungo nel vino rosso e pepe. Tra i dolci, la schiacciata fiorentina, dolce soffice ricoperto di zucchero a velo tipico del periodo di carnevale, profumato all’arancia e decorato con il tipico giglio di zucchero a velo o cacao; lo zuccotto fiorentino, storico semifreddo a base di pan di Spagna bagnato all’alchermes, con un ripieno di ricotta, cacao e canditi; il budino di riso, un dolcetto fatto con una base di pasta frolla e un ripieno cremoso di riso cotto nel latte, vaniglia e scorza d’agrumi; i classici cantuccini, biscotti secchi alle mandorle nati a Prato ma diffusi in tutta la regione, tradizionalmente intinti nel Vin Santo a fine pasto; il castagnaccio, dolce autunnale a base di farina di castagne, acqua, olio d’oliva, pinoli, noci e rosmarino; il dolce Firenze, un’antica ricetta di recupero a base di pane raffermo tostato, latte, uova, uvetta e limone. Infine, i vini tipici di Firenze e del suo territorio includono il celebre Chianti DOCG, il prestigioso Chianti Classico DOCG (riconoscibile dal simbolo del Gallo Nero), il Carmignano DOCG, il Pomino DOC e il dolce Vin Santo del Chianti, basati principalmente sul vitigno Sangiovese.  

(Rubrica a cura di Marzio Pelù and Ynot, testi di Alex Ziccarelli)

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