Tra poteri speciali e Province ribelli
c’è una deriva pericolosa in Canada

di Francesco Veronesi del 2 December 2022

TORONTO - Province ribelli, sindaci con super poteri, azzeramento delle funzioni dei consigli comunali, crollo delle affluenza nelle elezioni, ricorso a leggi d’emergenza, svuotamento del ruolo delle opposizioni. In Canada negli ultimi mesi stiamo assistendo a un pericoloso e controverso riassetto dei nostre istituzioni, un controverso ribilanciamento dei poteri, delle funzioni e delle prerogative nei tre livelli di governo che non lascia prevedere nulla di buono per l’immediato futuro.

Non si tratta di un attacco frontale alle fondamenta dello stato di diritto e delle regole democratiche, ma di un più complesso fenomeno di impoverimento dei meccanismi che regolano la nostra democrazia, logiche e modalità che si sono sedimentate e rafforzate nel tempo e che ora, per una lunga serie di motivi, stanno prendendo una deriva pericolosa.

A livello comunale la controversa legge provinciale che attribuisce ai sindaci di Toronto e di Ottawa - in attesa che la svolta arrivi anche per tutti gli altri primi cittadini - un’ampia gamma di poteri aggiuntivi rappresenta una vera e propria rivoluzione negli equilibri all’interno dei consigli comunali. Fino a pochi mesi fa il sindaco era semplicemente un primus inter pares, che aveva bisogno di conquistarsi una maggioranza qualificata di consiglieri comunali per ogni singolo provvedimento: ora, su una vasta gamma di settori, il sindaco avrà mano libera, potendo contare solamente dell’appoggio di un terzo di consiglieri, cioè otto.

Ma non solo. Nel procedimento di creazione del più importante atto normativo cittadino, il budget, il sindaco diventa la figura chiave: la finanziaria cittadina infatti, a differenza del passato, sarà proprio di iniziativa del primo cittadino e non della commissione esecutiva di City Hall, così come saranno estremamente limitati i poteri di introdurre emendamenti da parte dei consiglieri comunali. Viene introdotto, inoltre, il potere di veto del sindaco, uno strumento che lo pone in una posizione di forza senza precedenti.

Anche a livello provinciale la nostra democrazia zoppica. Mettendo da parte il Quebec - che comunque rimane il tallone d’Achille della nostra confederazione, un problema mai risolto che ciclicamente torna a manifestarsi - ora la vera sfida per il Canada è rappresentata dall’Alberta. La nuova premier Danielle Smith - che forse ci farò rimpiangere Jason Kenney, e questa già la dice lunga - è stata eletta leader dello United Conservative Party sulla base di una piattaforma programmatica basata sulla richiesta di maggiore autonomia della provincia rispetto al governo di Ottawa. Ora la premier è passata dalle parole ai fatti con la presentazione dell’Alberta Sovereignty Act, una legge che si basa su due controverse fondamenta. La prima è quella dell’aperta sfida all’esecutivo federale su una lunga serie di questioni di competenza tra i due livelli di governo.

La seconda è il sostanziale svuotamento del ruolo dell’assemblea legislativa provinciale, che potrebbe essere bypassata o scavalcata dal governo in numerosi settori. E questo rappresenta un pericolo. Il parlamento provinciale è il luogo deputato al confronto con le opposizioni, al dibattito, dal quale possono scaturire eventuali miglioramenti dei provvedimenti normativi provinciali. L’assemblea legislativa diventa così del tutto accessoria, un impaccio di fronte alla necessità del governo di amministrate la provincia in modo efficiente e senza troppi intoppi: è una tesi pericolosa, perché mette in discussione il processo democratico nella sua essenza.

A livello federale le cose non vanno certo meglio. L’utilizzo dell’Emergencies Act da parte del governo di Ottawa rappresenta un precedente inquietante che potrebbe essere riutilizzato in futuro. Attribuire poteri speciali alla polizia, alla magistratura e alle banche - seppur temporaneamente - comporta una sospensione dello stato di diritto che in futuro potrebbe avere delle implicazioni molto pericolose. Da quanto emerso dalla commissione d’inchiesta pubblica di Ottawa in corso in queste settimane, appare abbastanza scontato il fatto che il governo avrebbe potuto porre fine all’occupazione del centro della Capitale e dei valichi di frontiera utilizzando gli strumenti legislativi e di sicurezza ordinari, senza fare appello alle misure d’emergenza.

Questi cambiamenti epocali, che si susseguono a livello municipale, provinciale e federale, avvengono nella sostanziale indifferenza dei cittadini. Le ultime elezioni nei tre livelli di governo hanno segnato nuovi record negativi nell’affluenza alle urne e la tendenza è quella di una futura contrazione della partecipazione dei canadesi alla politica passiva. Andare a votare diventa quasi una scocciatura, che lo faccia qualcun altro quindi.

Siamo di fronte a dei fenomeni preoccupanti, la cui miscela - se fatta senza cautela - potrebbe portare degli esiti molto pericolosi. La democrazia va alimentata, difesa e tutelata continuamente: senza queste attenzioni, la democrazia si svuota di significato e contenuti, si spegne, muore.

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