Svolta Trudeau:
solo 7 ministri
confermati nel loro dicastero

di Francesco Veronesi del October 27, 2021

TORONTO - Tanti volti nuovi, qualche conferma, alcune sorprese. Il nuovo esecutivo federale segna evidentemente la volontà del primo ministro Justin Trudeau di voltare pagina e spingere sull’acceleratore nell’agenda di governo, dopo il voto dello scorso 20 settembre che ha consegnato ancora una volta il potere al leader liberale, seppure con una maggioranza relativa e non assoluta. Rispetto alla precedente squadra di governo, sono solamente sette i ministri che mantengono l’incarico che avevano nella scorsa legislatura. In tutto, il nuovo esecutivo sarà composto da 39 membri, compresi due ministeri senza portafoglio nuovi di zecca, quello che dovrà occuparsi delle Malattie Mentali e quello dell’Housing.

Ancora una volta ad avere un ruolo centrale nel governo federale sarà Chrystia Freeland, confermata nel doppio incarico di vice primo ministro e ministro delle Finanze. Importante conferma anche per l’italocanadese David Lametti nel delicato ruolo di Attorney General federale e ministro della Giustizia. Come era stato ampiamente previsto c’è stato il cambio di guardia alla Difesa: Harjit Sajjan passa allo Sviluppo Internazionale, al suo posto arriva Anita Anand.

Cambi anche nel ministero della Sanità: il nuovo ministro Jean-Yves Duclos sostituisce Patty Hajdu, spostata ai Servizi per gli Aborigeni. Come anticipato ieri dal Corriere Canadese, Steven Guilbeault diventa il nuovo ministro dell’Ambiente mentre Jonathan Wilkinson viene dirottato alle Risorse Naturali.

A livello di promozione, il salto maggiore è stato fatto da Mélanie Joly, che diventa ministro degli Esteri.

Restano al governo, ma con incarichi diversi, altri due esponenti italocanadesi: Filomena Tassi diventa il ministro dei Servizi Pubblici, mentre Marco Mendicino lascia l’Immigrazione e passa alla Pubblica Sicurezza, un dicastero le cui competenze sono state divise con il neonato ministro della Preparazione contro le Emergenze, affidato a Bill Blair.

Sean Fraser è il nuovo ministro dell’Immigrazione, mentre un altro astro nascente della galassia liberale, Omar Alghabra, passa ai Trasporti. Escono dal governo Bardish Chagger e Marc Garneau, mentre un’altra veterana, Carolyn Bennett, viene declassata a ministro associato per la Salute Mentale. Entra invece nell’esecutivo Randy Boissonnault, nuovo ministro del Turismo, mentre viene confermato Francois-Phillipe Champagne al Commercio e all’Innovazione.

A Mona Fortier viene affidato il delicato dicastero del Tesoro, a Marci Ien il ministero per le Donne mentre Mark Holland diventa il capogruppo alla Camera.

Arrivano poi importanti conferme con però il cambiamento di dicastero. Seamus O’Regan diventa ministro del Lavoro, Carla Qualtrough va al Pubblico Impiego, Ahmed Hussen viene nominato al neonato dicastero per l’Housing (emergenza abitativa) mentre Marie-Claude Bibeau diventa ministro dell’Agricoltura.

Entrano nel governo Helena Jaczek e Kamal Khera: l’ex ministro del governo provinciale di Kathleen Wynne alla guida dell’Agenzia federale per lo sviluppo economico del Sud Ontario, la deputata invece al ministero per gli Anziani.

Altri tre fedelissimi di Trudeau continueranno a fare parte del gabinetto governativo. Marc Miller viene confermato nel ministero per le Relazioni tra Corona e Indigeni, Joyce Murray va alla Pesca e Mary Ng al Commercio Internazionale.

Karina Gould passa al ministero per la Famiglia e lo Sviluppo Sociale, Gudie Hutchings allo Sviluppo Economico Rurale, Dominic Leblanc va agli Affari Intergovernativi, Diane Lebouthillier alle Risorse Nazionali, mentre Ginette Petitpas Taylor sarà responsabile per lo Sviluppo delle zone Atlantiche.

Infine, Pablo Rodriguez lascia il ruolo di capogruppo alla Camera e torna ad essere il ministro per l’Heritage, Pascale St-Onge diventa ministro dello Sport e Dan Vandal si occuperà degli Affari e dello Sviluppo delle Regioni del Nord.

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