Canada

Covid, terza ondata peggiore
delle altre: ora scatta l’allarme

TORONTO – Impennata dei casi, maggiore contagiosità delle nuove varianti, aumento dei ricoverati in ospedale e nei reparti di terapia intensiva. Sono allarmanti i dati presenti nel rapporto redatto dagli esperti del COVID-19 Science Advisory Table: numeri, quelli analizzati dalla cabina di regia scientifica dell’Ontario, che mettono in luce come questa terza ondata della pandemia possa essere molto più pesante della prima e della seconda.

Come era stato ampiamente previsto dai virologi canadesi già lo scorso dicembre, la variante inglese (B 117) è diventata il ceppo predominante di Covid nel nostro Paese. Il problema principale è rappresentato dal fatto che questa variante è più aggressiva e contagiosa rispetto al ceppo originale e questo spiegherebbe l’aumento delle ospedalizzazioni.

Con la variante inglese, secondo numerosi studi che sono stati fatti a livello internazionale, il rischio di ricovero in ospedale aumenta del 63 per cento, la possibilità di finire in terapia intensiva cresce del 103 per cento e quella di perdere la vita del 56 per cento. Contemporaneamente, questo ceppo si è rivelato particolarmente aggressivo anche per le persone più giovani.

Originariamente il Covid- 19 si era rivelato estremamente rischioso per le persone più anziane con malattie pregresse. Ora la variante inglese costituisce una concreta minaccia per le fasce più giovani. E i numeri lo confermano.

A metà dicembre, tra il 14 e il 20 si legge ancora nel rapporto del COVID- 19 Science Advisory Table provinciale, 149 persone sono finite in terapia intensiva in Ontario a causa del Covid-19 e di queste solamente il 30 per cento aveva meno di 59 anni. La scorsa settimana – continua il rapporto – la stessa fascia di età rappresentava il 46 per cento dei 157 ricoverati in rianimazione. Un salto preoccupante che fa suonare l’allarme.

Tutti gli indicatori finora analizzati confermano come la pandemia si trovi in una fase di crescita in Ontario.

Rispetto alla seconda ondata, i ricoveri in ospedale sono aumentati del 21 per cento, quelli in terapia intensiva del 28 per cento, con un tasso di contagiosità sempre più alto.

In breve tempo sono stati raggiunti e sorpassati i record che erano stati registrati a dicembre. La quota di 286 ricoverati in terapia intensiva del 26 dicembre è stata raggiunta il 9 marzo, quella dei ricoveri in ospedale il 16 marzo. Di fronte a questo scenario, lascia perplessi la volontà del governo provinciale di andare a avanti con il piano di progressivo allentamento delle restrizioni e il cambiamento dei protocolli e delle linee guida nelle regioni in zona grigia.

L’approccio dell’esecutivo guidato dal premier Doug Ford è già stato denunciato dall’associazione provinciale degli infermieri nei giorni scorsi, mentre ieri a prendere la parola è stato Anthony Dale, presidente dell’Ontario  Hospital Association. “Il trend dei nuovi pazienti che saranno ricoverati negli ospedali dell’Ontario è destinato a crescere e questo metterà alla prova la capacità dell’intero sistema sanitario”. Senza dimenticare – ha poi aggiunto – che i ricoveri Covid provocano ritardi e cancellazioni per le operazioni chirurgiche che devono essere eseguite in tutti gli ospedali della provincia. Insomma, l’emergenza Covid è ben lontana da essere finita.

Infine, sul fronte vaccini arrivano delle notizie incoraggianti. Ieri il primo ministro Justin Trudeau ha annunciato che la Pfizer aumenterà le forniture al Canada e invierà 5 milioni di dosi al nostro Paese entro giugno e non entro la fine dell’estate, come era stato precedentemente previsto. Anche AstraZeneca aumenterà il volume delle consegne, con 4,4 milioni di dosi in arrivo entro fine giugno.

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