“Augurusa”: un’organizzazione che vale la pena conoscere
TORONTO – Una decina di giorni fa abbiamo ricevuto una richiesta di incontro con il CEO della Augurusa Foundation, dall’Italia, accompagnato da un paio di membri dell’organizzazione. Si trovavano a Toronto durante il loro viaggio di ritorno nel Bel Paese al termine di un tour introduttivo in Nord America, concentrato soprattutto su New York e Boston, dove la Fondazione ha collaboratori e familiari.
Ciò che ha suscitato il nostro interesse è stata innanzitutto la loro visione e, soprattutto, il metodo scelto per tradurla in pratica: un approccio concreto e diretto allo sviluppo delle competenze destinato ai bambini che oggi incontrano difficoltà di accesso alle opportunità educative e che spesso provengono da contesti svantaggiati. La Fondazione (www.fondazioneaugurusa.org) è nata nel tentativo di realizzare il sogno di Antonio Emanuele, fratello dell’amministratore delegato, la cui vita si è tragicamente interrotta nel 1998 durante una partita di calcio, quando una porta in acciaio corrosa, insieme alla traversa, gli è caduta addosso. Dodici anni dopo, la Fondazione ha intrapreso un percorso volto a creare un programma capace di abbattere il muro tra ideali e realtà, trasformando i principi in opportunità concrete.
Dal punto di vista nordamericano, il progetto affronta tutti i principali aspetti ideologici, pedagogici, industriali e sociali che normalmente incidono su obiettivi così ambiziosi, comprese le questioni legate al finanziamento e al coinvolgimento delle istituzioni e degli altri soggetti interessati.
La Fondazione può inoltre vantare un impressionante elenco di riconoscimenti, sostenitori e testimonianze a favore del proprio operato. In un contesto in cui l’istruzione sembra essersi progressivamente allontanata dai suoi obiettivi fondamentali — leggere, scrivere e far di conto — questa è un’iniziativa che merita di essere approfondita. Abbiamo accettato di partecipare a un primo incontro esplorativo, così come hanno fatto diverse altre “istituzioni” appartenenti all’ambito sociale, culturale ed educativo. Non intendiamo parlare a nome degli altri, ma possiamo dire che siamo rimasti sufficientemente colpiti da concordare ulteriori incontri, non appena gli impegni e i vincoli di tempo lo consentiranno, con l’obiettivo di valutare possibili forme di collaborazione e di progettazione congiunta.
Traduzione in Italiano – dall’originale in Inglese – a cura di Marzio Pelù
Nelle foto: Francesco Augurusa, Maria Makarova, Arianna Innocenzi in redazione con l’Onorevole Joe Volpe, Editore del Corriere Canadese, e lo staff del giornale




