Al via la causa legale del secolo sul tratto di Haldimand
TORONTO – È iniziato ieri, 5 ottobre 2026, quello che si preannuncia come il più importante processo per i diritti territoriali indigeni della storia canadese.
La comunità delle Sei Nazioni del Grand River (Six Nations of the Grand River) ha intentato una causa al Canada e all’Ontario, sostenendo che la Corona britannica abbia venduto le loro terre e gestito in modo inadeguato i fondi fiduciari a loro destinati.
Il centro del contenzioso è il tratto di Haldimand, un corridoio di terra che la Corona destinò ai nativi nel 1784, con circa 384.451 ettari di terreno lungo il Grand River come ricompensa per la loro alleanza durante la Guerra d’indipendenza americana.
Le Sei Nazioni, però, sostengono che la Corona non abbia provveduto a riservare effettivamente tali terre, vendendone la maggior parte a coloni in modo improprio e gestendo malamente i proventi di tali vendite.
“Tutto il nostro denaro e le nostre terre furono venduti per finanziare il governo coloniale dell’Alto Canada per circa 60 anni”, ha dichiarato Lonny Bomberry, della Nazione Cayuga (clan dell’Orso) e direttore del dipartimento terre e risorse delle Sei Nazioni, “L’Alto Canada non aveva altre entrate, se non quelle derivanti dalle terre degli indigeni che vennero vendute”.
Oggi le Sei Nazioni dispongono di 18.615 ettari di terra riservata, ma è da oltre due secoli che cercano di risolvere la questione: nel 1923, la riserva indiana tentò di esporre la propria causa alla Società delle Nazioni, presentando decine di reclami specifici per violazione del trattato prima di avviare l’attuale causa legale nel 1995.
Il processo si svolgerà in due fasi presso la Corte Superiore dell’Ontario, sotto la presidenza del giudice Ira Parghi, e si prevede che durerà quasi un decennio.
Sono in gioco 46 reclami distinti, per un valore complessivo stimato tra i 13,9 miliardi e gli 8,7 trilioni di dollari.
Di contro, il governo sostiene che il Proclama Haldimand non costituisca un trattato e non abbia creato alcun obbligo di istituire una riserva perché, sempre secondo Ottawa, le Sei Nazioni effettuarono una serie di cessioni e vendite legittime di terreni all’interno dell’area in questione.
Inoltre, poiché gli eventi risalgono a un periodo precedente alla Confederazione, qualora il tribunale si pronunciasse a favore delle Six Nations, dovrebbe poi stabilire se il Canada possa essere ritenuto responsabile.
Robert Janes dello studio JFK Law, uno dei legali principali delle Six Nations, ha dichiarato che sosterranno la tesi secondo cui i funzionari governativi avrebbero gestito in modo errato il denaro delle Six Nations e i fondi sarebbero stati oggetto di appropriazione indebita.
“L’ironia della sorte è che senza le battaglie legali condotte negli ultimi trent’anni, la comunità si troverebbe in una posizione molto più debole”, ha affermato Janes. “Poiché il governo ha tergiversato così a lungo nel tentativo di risolvere questa causa, la legge ci ha conferito una posizione di forza decisamente maggiore”.
Il processo di Toronto, dunque, non si limiterà a quantificare un risarcimento miliardario, ma spingerà il governo a fare un passo indietro sulla propria eredità coloniale. Le aule di giustizia dell’Ontario dovranno stabilire se la parola “riconciliazione” sia un reale impegno politico o soltanto una promessa formale rimasta ferma al 1784.
In alto: protesta dei Nativi (immagine creata artificialmente)

