Il Commento

Scuola, una crisi costituzionale in arrivo

TORONTO – La questione di chi controlla il sistema scolastico riveste un’importanza particolare in Canada e nelle sue province, soprattutto in Ontario e in Québec. Senza sminuire il valore del grande «compromesso» da cui sono scaturiti il nostro Statuto costituzionale e i diritti costituzionali, le autorità locali, i cosiddetti Provveditorati, avevano giurisdizione su tutte le materie riconosciute dai coloni già nel 1815, molto prima che si potesse anche solo immaginare la creazione di una «supercolonia» destinata a diventare il Canada.

Il principale elemento distintivo era la religione professata e praticata dai coloni: cattolica o protestante. La tutela di queste differenze fu inclusa nei negoziati per l’espansione e il consolidamento del Paese. A torto o a ragione, le scuole cattoliche e quelle protestanti pubbliche costituirono le fondamenta dell’intera legislazione politica e socioeconomica che ha condotto alla situazione odierna. Le «garanzie erano scolpite nella pietra» (articolo 93 del Constitution Act) e non potevano essere modificate facilmente.

Le persone serie, che guardano soprattutto al futuro del Paese e delle sue famiglie, promuovono il rispetto delle garanzie giuridiche fondamentali che ci consentono di vivere in armonia, collaborando e contribuendo alla prosperità comune. Si tratta, e si è sempre trattato, di una dinamica locale basata su tre elementi: Chiesa, scuola e famiglia. La famiglia, in quanto contribuente cattolico, provvedeva allora, come provvede oggi, al finanziamento.

Indipendentemente dalle attuali «ideologie» e dagli orientamenti politici dei gruppi di pressione e di lobbying, i genitori rappresentano l’autorità ultima, mentre la Chiesa — attraverso i fedeli che ne condividono la fede — ne è la guida ultima nell’insegnamento (magistra, da cui magisterium). I candidati agli organi di governo scolastico (i consigli di amministrazione fiduciaria, o Board of Trustees), i direttori dell’istruzione, le organizzazioni che li rappresentano e i sindacati degli insegnanti, indipendentemente dal nome che adottano, non hanno alcun diritto costituzionale di intervenire in questa triade, se non nei limiti consentiti dalla legge e attraverso i genitori e il magistero.

Possiamo cambiare questa situazione. È necessaria una modifica costituzionale. I tentativi si sono rivelati costosi e infruttuosi, perché le persone giustamente chiedono: «Perché volete togliermi ciò che mi spetta per legge e per diritto di nascita?».

Di recente, la nostra attenzione si è concentrata su alcuni trustee e direttori scolastici della Greater Toronto Area (GTA), il cui comportamento gravemente scorretto e il cui stile gestionale hanno spinto gli ispettori del Ministero dell’Istruzione a raccomandare la sospensione e il commissariamento.

Alcuni di loro avrebbero dovuto essere rimossi: il direttore De Faveri, della York Catholic, e il direttore Browne, della Toronto Catholic; i trustee di Toronto De Domenico, Kennedy, Li Preti e Rizzo, e quelli di York Grella, Mc Nicol e Wigston.

Negli ultimi due mandati, il Corriere ha cercato di partecipare agli eventi dei Provveditorati in almeno sei distretti della Greater Toronto and Hamilton Area (GTHA). Ci sentiamo quindi autorizzati a suggerire alcune alternative, proponendo: Sara Concordia (Ward 2), Sal Piccininni (Ward 4), Gregory Rodriguez (Ward 7), Jonathan Santos (Ward 3) e Gianfranco Cristiano (Ward 5).

Per la York Catholic, chiunque altro andrebbe bene, all’infuori dei tre sopra.

Nella foto in alto, da sinistra: Sal Piccininni alla St. Fidelis Parish; Sara Concordia davanti ad All Saints; Gianfranco Cristiano davanti alla Chiesa di San Carlo Borromeo

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