Canada

Usa, nuova minaccia dazi: “Come all’Ue”

TORONTO – Una nuova tariffa doganale americana del 15 per cento, che colpisca in modo indiscriminato tutti i prodotti canadesi. È questa l’ipotesi che sta circolando con insistenza nelle stanze del potere a Ottawa, una minaccia velata che per il momento non trova conferme ma che viene ovviamente valutata con grande attenzione dall’esecutivo federale. Washington, in sostanza, starebbe vagliando la possibilità di imporre sul nostro Paese lo stesso trattamento subito dall’Unione europea, sulla quale pesa un’aliquota aggiuntiva del 15 per cento su tutti i prodotti esportati negli Stati Uniti, con qualche marginale eccezione.

Gli Stati Uniti hanno introdotto il nuovo regime tariffario per l’Ue lo scorso agosto. Questo provvedimento è scaturito dall’accordo politico siglato in Scozia tra il presidente Donald Trump e la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, volto a evitare lo scenario peggiore di un dazio universale “reciproco” che rischiava di toccare il 30 per cento.

L’accordo si basa sul principio della cosiddetta Reciprocal Tariff (tariffa reciproca) e funziona come un allineamento minimo o un tetto massimo a seconda dei casi.

Se per un determinato prodotto europeo il dazio originario verso gli Usa era inferiore al 15 per cento (la media era circa del 4,8 per cento), questo viene automaticamente innalzato fino alla soglia minima del 15 per cento. Se il dazio precedentemente in vigore era pari o superiore al 15 per cento, questo resta invariato. In altri casi l’accordo congela o assorbe le tariffe preesistenti entro il limite massimo del 15% in formula tutto compreso.

I dazi colpiscono la stragrande maggioranza dei settori chiave dell’export europeo, con alcune precise esclusioni concordate nei successivi tavoli tecnici.

Per il Canada, se davvero Washington dovesse spingere sull’acceleratore, le conseguenze potrebbero essere catastrofiche, perché un simile regime tariffario potrebbe sfondare il muro protettivo costituito dal Cusma, con l’85 per cento dei prodotti esportati negli Stati Uniti che non devono pagare alcun dazio aggiuntivo.

In una recente intervista, l’ambasciatore americano in Canada, Pete Hoekstra, ha condiviso le sue opinioni, osservando che “l’accordo commerciale preliminare tra Stati Uniti e Canada non può più essere il punto di partenza per futuri colloqui”. Il diplomatico ha ribadito che “in sole tre settimane e mezzo sono cambiate troppe cose, inclusa la proposta dell’Ue”.

Secondo Hoekstra, la firma di una partnership strategica tra il Canada e l’Unione europea “potrebbe avere implicazioni significative per l’accordo Canada-Usa-Messico e per il commercio tra Ottawa w Washington.

“Ho parlato con i nostri negoziatori commerciali, e hanno detto: questo potrebbe semplificare un po’ le cose, perché abbiamo un accordo commerciale con l’Ue. Potremmo semplicemente inserire il Canada nell’accordo commerciale con l’Ue. Non tratteremo più il Canada come un Paese con cui abbiamo un confine di quattromila o cinquemila miglia. Il Canada ha preso la sua decisione. Si sta allineando con l’Ue, quindi ha senso che gli Stati Uniti mettano il Canada sotto quell’accordo commerciale”.

Per ora dalla Casa Bianca non è stata presa alcuna posizione ufficiale, ma è chiaro che la posizione di Hoekstra non è autonoma, ma è espressione della strategia di Donald Trump.

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