Cultura

L’Italia scommette sull’orrore faustiano

TORONTO – Ora che il circuito dei festival autunnali sta per concludersi e l’ondata iniziale di clamore post-Venezia e Toronto inizia a trasformarsi in campagne strategiche, l’Italia ha fatto la sua mossa per gli Academy Awards 2027. In una mossa che ha sorpreso sia gli addetti ai lavori del settore che ha entusiasmato gli appassionati di genere, ANICA ha ufficialmente selezionato L’estranea di Paolo Strippoli come candidatura ufficiale del paese per la categoria Miglior Film Internazionale.

Per una nazione la cui identità cinematografica sulla scena globale è così profondamente intrecciata con drammi umani e pungenti commedie sociali – generi che il cinema autorale italiano ha tradizionalmente eseguito con una padronanza senza pari – il film di Strippoli rappresenta una rottura radicale e incredibilmente rinfrescante rispetto alla norma.

Invece di abbandonarsi nel familiare conforto della melanconia familiare generazionale o nel romanticismo travolgente del Mediterraneo, l’Italia sta scommettendo le sue fortune agli Oscar su un horror faustiano nero e puro.

Al suo centro, L’estranea è un viscerale thriller morale che sovverte la sicurezza borghese di una ricca famiglia romana. Il quadro narrativo ruota attorno a un allontanamento tra una madre, Anna (Jasmine Trinca), e sua figlia, Alice (Romana Maggiora Vergano), che svelano una storia trentennale radicata in un letterale patto con il diavolo.

Quando un terribile incidente minaccia di lasciare una giovane Alice permanentemente alterata, una disperata Anna accetta un intervento miracoloso da un’entità enigmatica nota come The Stranger – interpretata con una malizia stilizzata da Valeria Bruni Tedeschi. Naturalmente, la transazione richiede un prezzo crescente e doloroso nel corso dei decenni, trasformando uno spazio domestico familiare standard in un campo di battaglia psicologico di senso di colpa e angoscia.

Cosa rende L’estranea un contendente particolarmente interessante è l’impulso grezzo e terapeutico che ne guida la creazione. Non si tratta semplicemente di un esercizio di jump-scare o di cliché di genere a buon mercato; è arte che opera come un profondo esorcismo personale. Strippoli è stato sorprendentemente sincero sulle origini del film, rivelando che la sceneggiatura è nata da un grave periodo di ansia personale riguardo alla sua paura di perdere l’autonomia.

Nel parlare dell’intenso processo di scrittura, il regista ha osservato che la creazione della narrazione funzionava essenzialmente come “una lunga sessione psicoanalitica… molto più economica di un’ora di terapia”. Quella vulnerabilità cruda e senza filtri si riversa in ogni fotogramma, elevando il film da un classico film di creatura a una metafora profondamente sentita per le correnti tossiche e controllanti che possono marcire una famiglia dall’interno.

Inviando un pezzo di genere stilizzato a Los Angeles, la commissione di selezione italiana segnala un’evoluzione audace nel panorama cinematografico contemporaneo del paese. Dopo il suo percorso di grande successo a Venezia e il secondo posto al People’s Choice Award al TIFF sezione Follia di Mezzanotte, L’estranea dimostra che i registi italiani possono attirare l’attenzione internazionale senza fare affidamento sugli allori storici del neorealismo.

Se l’Academy abbraccerà questo horror estivo e soleggiato resta da vedere, ma senza dubbio segna un potenziale nuovo capitolo per il cinema italiano sulla scena mondiale.

Immagini per gentile concessione di Propaganda, Dinamo Film & Rai Cinema     

Massimo Volpe, autore di questo articolo, è un filmmaker e scrittore freelance di Toronto: scrive recensioni di film/contenuti italiani su Netflix

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