Il Commento

È arrivato il momento della prova dei fatti

TORONTO – Tutta la pianificazione, tutte le manovre, tutti gli stratagemmi e le cortine fumogene per nascondere finalità e natura delle proprie intenzioni… oggi arrivano al capolinea per coloro che intendono “offrirsi per adempiere al proprio dovere civico” candidandosi a una carica pubblica. Se non ci si registra entro la fine della giornata di oggi, non ci si potrà candidare.

Ci sono poi un paio di altre regole inderogabili, a meno che non si riesca ad aggirare gli obblighi facendo affidamento su discutibili sentenze giudiziarie, su Integrity Commissioner fin troppo indulgenti o su funzionari comunali quasi sonnambuli, incapaci di applicare le regole così come sono scritte. Ma nulla impedisce alle persone di perseguire i propri interessi personali. Spetta al pubblico difendere i propri “interessi” oppure, come disse notoriamente un cinico esponente politico di parte, è in genere facile battere i “democratici dei dieci minuti”, quelli che si presentano ogni quattro anni, giusto per il tempo necessario a votare.

È sorprendente che a Toronto non ci sia una vera e propria folla di candidati desiderosi di avere la possibilità di assicurarsi uno stipendio di 200.000 dollari l’anno per un lavoro a tempo parziale: questa sarebbe infatti la retribuzione di un consigliere comunale. Ci deve essere una storia dietro tutto questo.

Ciò che lascia davvero scioccati sono invece le notizie riportate dalla stampa e dai media riguardo ad alcuni trustee, in particolare nei Provveditorati cattolici, che intendono ricandidarsi a posizioni in consigli posti sotto supervisione proprio a causa della loro incompetenza nella gestione del denaro pubblico, della cattiva amministrazione e della generale indifferenza nei confronti di una cultura di comportamento etico nell’uso delle risorse pubbliche.

Nel loro caso, l’Ontario Catholic School Trustees Association, consapevole che il silenzio equivale a un’approvazione tacita, ha iniziato una campagna per salvare quel poco di dignità che può essere rimasto.

Il problema, nel loro caso come in quello di coloro che si trovano in una situazione analoga nei consigli scolastici pubblici, è che l’Association of Directors of Education è ormai emersa come l’organizzazione di riferimento del Ministero per tutte le questioni riguardanti l’istruzione. Di fatto, una volta che vengono presentate ai consigli proposte di mozioni e risoluzioni, queste finiranno, a tutti gli effetti, per “diventare regolamenti”.

Poiché i Provveditorati sottoposti a commissariamento devono avere a che fare con l’unico Trustee autorizzato e riconosciuto dal Ministero, il compito da svolgere è semplice: andare d’accordo con il Commissario, che è lì per fare da copertura al Direttore/CEO.

Il loro “processo democratico” — il meccanismo attraverso il quale si prendono decisioni che possano resistere al nostro esame collettivo — non può essere lasciato nelle mani di persone la cui unica giustificazione per occupare un posto al tavolo è: “perché amano il lavoro”.

È proprio il loro “amore” per quel lavoro a essere responsabile del disastro in cui versa il sistema.

Nella foto in alto, il consiglio comunale di Toronto durante una seduta (foto: www.toronto.ca); nell’immagine qui sotto, invece, la sede centrale del Toronto Catholic District School Board (foto: Jess Wikimedia.org)

More Articles by the Same Author: