Cultura

Pino Daniele, biopic musicale senza compromessi

TORONTO – Il biopic molto atteso di Nicola Prosatore Je so’ pazzo promette di essere una retrospettiva emotiva e radicata sul leggendario artista napoletano Pino Daniele. Il film si concentra sui primi anni ribelli del musicista, interpretato da Massimiliano Caiazzo. Traccia il suo percorso da giovane vulnerabile che si muove per le strette e povere strade di Napoli a una forza musicale esplosiva e che definisce il genere.

Lungi dall’essere una retrospettiva edulcorata, la narrazione centrale enfatizza le prime difficoltà di Daniele e le sue profonde ansie interiori. Esamina da vicino il suo rapporto complesso e irrisolto con il padre. Questo dipinge un ritratto intimo di un giovane artista incrollabile che si è fermamente rifiutato di compromettere la sua visione artistica unica.

La storia si sviluppa fino al suo storico concerto a Napoli del 1981, dove si esibì davanti a 200.000 persone. Attraverso questo focus narrativo, il film esplora come Daniele abbia rivoluzionato completamente la musica italiana introducendo un nuovo paesaggio sonoro audace. Divenne l’architetto fondatore del “Neapolitan Blues”, una fusione senza precedenti che univa senza soluzione di continuità melodie tradizionali del sud Italia con il jazz-rock e il blues anglo-americano.

A Napoli, la celebrità di Daniele opera su un piano quasi sacro, trascendendo la classica celebrità pop. “Volevamo catturare il momento preciso in cui un ragazzo di strada divenne un profeta”, ha sottolineato Prosatore. “A Napoli, Pino non è solo un cantante; è una verità atmosferica, proprio al livello di Maradona. Il nostro obiettivo era demitizzare l’icona per trovare l’essere umano che portava quel peso immenso”.

Nonostante il suo imponente status nazionale, la musica di Daniele faticava famosamente a attraversare i confini internazionali con la stessa velocità commerciale dei contemporanei pop mainstream.

Questa è stata una scelta artistica completamente deliberata. Daniele scrisse e cantò principalmente in un denso dialetto napoletano.

I suoi brani erano profondamente incastonati da critiche socio-politiche specifiche, folklore locale e gergo grezzo di strada.

Questo lirismo perse rapidamente la sua immediata risonanza quando tradotto per le classifiche mondiali, mantenendolo come un “musicista per musicisti” specializzato all’estero.

Eppure, mentre le classifiche globali mainstream gli sfuggivano, la sua brillantezza tecnica come virtuoso d’élite della chitarra gli valse il profondo rispetto della nobiltà musicale internazionale. Ha condiviso il palco e collaborato con titani globali del jazz e del blues. Questo includeva un concerto storico crossover con Eric Clapton.

Fedele all’etica tagliente e inflessibile di Daniele, Prosatore ha girato il biopic in un estenuante periodo di sette settimane, interamente in esterni a Napoli. Il regista ha evitato completamente le riprese idealizzate da “cartolina” di Napoli. Prosatore ha sottolineato che si tenevano consapevolmente lontani dal lungomare panoramico e dagli orizzonti idealizzati, mantenendo la macchina da presa bassa nei vicoli bui e affollati dove l’umidità e il rumore costringevano in realtà Pino a creare i suoi specifici blues.

Questo approccio grezzo al cinema si riflette magnificamente nella filosofia artistica di Daniele.

In una citazione famosa che influenza fortemente lo spirito dell’intero biopic, Daniele ha dichiarato di sentirsi nessuno, aggiungendo: “Sono Pino Daniele, suono la chitarra e canto in lingua napoletana.”

Je so’ pazzo sembra onorare proprio quell’umiltà e determinazione, promettendo di offrire un film altrettanto inflessibile quanto l’uomo stesso.

Immagini per gentile concessione di Camfilm & Rai Cinema     

Massimo Volpe, autore di questo articolo, è un filmmaker e scrittore freelance di Toronto: scrive recensioni di film/contenuti italiani su Netflix

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