Il taccuino mundial del Corriere / Ciao ciao soccer, ci vediamo tra 4 anni
TORONTO – La cosa più divertente è che ci credevano davvero. La delusione, l’incredulità nei volti dei giocatori e dei tifosi americani al termine della batosta contro il Belgio era la rappresentazione plastica di un’intera Nazione che riteneva possibile non solo stupire il Globo intero in questa Coppa del Mondo, ma addirittura arrivare fino alla fine e vincere il Mondiale.
Certo, il bello dello sport è anche questo, il sogno, la speranza, il porsi un obiettivo difficilissimo da raggiungere. Perché nessuno scende in campo per perdere, questo è chiaro. Però ci vorrebbe anche un po’ di umiltà, un po’ di vecchio e sano realismo, per capire i propri limiti e magari partire da quelli per costruire qualcosa di importante. Ma gli americani sono fatti così, lo sappiamo. E diciamocela tutta: era davvero l’anno perfetto per l’impresa, per il miracolo, per il trionfo davanti al proprio pubblico, in occasione dei 250 anni dell’indipendenza. Con alla presidenza un personaggio come Trump, che se può dare qualche spintarella non si tira certo indietro, cosa peraltro accaduta…
Eppure, andando ad analizzare la squadra a stelle e strisce, si poteva capire sin da subito che sarebbe servito davvero un mezzo miracolo e forse non sarebbe bastato nemmeno quello. Le stelle sono quelle che sono, Pulisic, un mezzo giocatore rimasto incompiuto, McKennie, un onesto mestierante dipinto dalla stampa Usa come il nuovo Iniesta, e il bomberone Balogun che troppo bomberone non è mai stato, come confermano i numeri in carriera. Ma tant’è, sperare non costa nulla. In questi Mondiali gli Usa hanno giocato due partite con squadre di livello, contro Turchia – peraltro grande delusione dei Mondiali – e Belgio, e le hanno perse entrambe, subendo sette reti e dando l’impressione di una fragilità strutturale e di essere ancora molto lontani dalle più forti.
Contro il Belgio, in particolare, non c’è stata partita. Già nei primi venti minuti di gara, al di là delle reti di De Ketealere, era evidente della differenza di qualità e talento tra le due squadre. Alla fine gli americani ne hanno presi solo quattro, ma il risultato è bugiardo, perché ne potevano beccare almeno il doppio.
E ovviamente non sono mancati gli sfottò rivolti all’inquilino della Casa Bianca, che per sua stessa ammissione aveva scomodato Gianni Infantino per far togliere la squalifica a Balogun, riuscendoci e creando un precedente davvero pericoloso per il futuro del calcio. La federazione belga, giustamente, ha festeggiato la vittoria con un post nel quale si vede l’esultanza di Lukaku e compagni con la scritta, lapidaria, “Ribaltate questo”. Applausi.
Ora, per il soccer Made in Usa, ci saranno altri quattro anni per costruire la solita narrazione, della squadra che si prepara a stupire il globo ai prossimi Mondiali. E lo faranno nelle terribili Forche Caudine delle qualificazioni, con squadroni come Aruba, Belize, Isole Cayman e Bahamas. Poi tra quattro anni, arriverà l’ennesima scoppola.
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