La stampa ha un prezzo che nessuno vuole pagare
TORONTO – La vita è piena di ironia. La comodità personale viene spesso confusa con il bene collettivo. Un’associazione giornalistica, di cui il Corriere è membro, ha celebrato la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa il 1° maggio nelle sale del Consiglio del Municipio di Toronto. La data effettiva cade il 3 maggio, una domenica; ma se si vogliono avere politici “locali” presenti alla cerimonia dei premi…
Sapete già dove si va a parare…
Innanzitutto, le “cerimonie” erano pensate per celebrare individui che, nell’esercizio delle loro funzioni, hanno dimostrato caratteristiche e pratiche professionali tipiche di chi persegue con impegno “la verità” – qualcosa che qualsiasi giornalista degno di questo nome dovrebbe fare. Pertanto, la ricerca (spesso giornalismo investigativo) deve precedere l’espressione di un punto di vista.
Se svolta con scrupolosa attenzione ai dati e ai dettagli, essa può offrire allo scrittore o al relatore l’opportunità di “dire la verità al potere”, fornire la supervisione e la vigilanza necessarie a coltivare i valori democratici che la nostra società dichiara di sostenere e individuare quei valori che trascendono gli interessi di parte – buoni, cattivi o indifferenti. Un giornalismo sano è spesso il termometro che misura la salute (delle istituzioni, dell’economia, del sistema giudiziario e degli apparati di controllo…) della società che osserva.
Purtroppo, nel 2025, Canada Action [società di ricerca] ha rilevato un forte calo nella qualità di questi criteri e un conseguente quasi collasso del sostegno al settore (altrimenti noto come il “quarto potere”) praticamente ovunque. Il Canada si colloca ora a un disastroso 21° posto nel mondo secondo quello studio.
Il che porta a un secondo punto, piuttosto tortuoso, riguardo alle possibili ragioni. Servono risorse economiche per mantenere attiva un’impresa del genere (che vigila e promuove ciò che è desiderabile). Il settore privato è comprensibilmente interessato a promuovere ciò che può migliorare la reputazione e generare un ritorno sugli investimenti. Le imprese scelgono ciò che possono “misurare”. Un peccato per i giornali e per la carta stampata in generale.
Studi recenti sulla risposta del pubblico agli “stimoli pubblicitari” suggeriscono che il passaparola (47% degli intervistati) è il più efficace, perché il pubblico ha una soglia di attenzione ridotta e richiede una validazione immediata (ciao “visualizzazioni”) – molto meno una riflessione approfondita, convinzione e impegno.
I governi sembrano essere caduti nella stessa trappola: non pubblicizzare, è uno spreco di denaro, e l’organizzazione potrebbe non esserci gradita. Il Governo dell’Ontario nel 2025 ha speso 111 milioni di dollari in pubblicità, meno di 1 milione nella stampa etnica che raggiunge il 24% della popolazione dell’Ontario. I più maliziosi potrebbero suggerire che i governi non tengano a questi media… se non al momento del voto.
Privarli delle risorse significa lasciar loro soltanto il passaparola, uno scambio di opinioni poco informate. Tuttavia, questa è una strategia inaffidabile. Rogers Communications, un’azienda che dipende dal vantaggio ottenuto tramite accesso strategico al governo e regolamentazione, ha appena annunciato una riduzione del 45% della sua forza lavoro di 25.000 persone. Gli oltre 10.000 dipendenti “licenziati” operavano in gran parte nel sostenere i ricavi generati dal passaparola.
Una stampa davvero libera può sopravvivere solo se la sua sostenibilità è garantita. Il Paese ha un interesse vitale in questo.
Traduzione in Italiano (dall’originale in Inglese) a cura di Marzio Pelù
Nella foto in alto, il gruppo dei premiati con il Presidente dell’NEPMCC, Thomas Saras, e l’ex MPP Tony Ruprecht; qui sotto, una fotogallery dell’evento (foto: Priscilla Pajdo / Corriere Canadese)



















