Il Vangelo di Giuda mette in discussione il libero arbitrio
TORONTO – Per chi ha apprezzato i film a tema Gesù durante le vacanze di Pasqua, l’ultima uscita di Giulio Base Il Vangelo di Giuda sta mantenendo vivo lo spirito nei cinema. Il film, presentato in anteprima al 78° Festival del Cinema di Locarno in agosto, è arrivato nelle sale italiane il 2 aprile tramite Minerva Pictures Distribution – e probabilmente sarà disponibile su Prime Video o Apple TV dopo la sua proiezione cinematografica.
Ex apprendista del leggendario Vittorio Gassman, Giulio Base è ora Direttore Artistico del Festival del Cinema di Torino. La sua carriera si estende per quattro decenni durante i quali ha diretto quasi 30 film, recitato in oltre 40 e scritto 16 progetti televisivi e cinematografici.
Ma mentre il suo curriculum vanta una varietà di storie e generi, Base è principalmente conosciuto per le sue biografie di Santi, come Padre Pio: Tra Cielo e Terra (2000) e Maria Goretti (2003), così come la produzione internazionale L’Inchiesta Finale (2006) con Max von Sydow e Dolph Lundgren.
Non è nemmeno un caso che la narrazione a tema religioso sia il punto forte del regista, dato che ha conseguito un dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Il suo background accademico offre una solida base per il tipo di esplorazioni filosofiche ed esistenziali evidenti ne Il Vangelo di Giuda.
Il film raggiunge Giuda mentre riflette sulla sua vita sospeso su un albero – l’albero su cui la Bibbia afferma che si sia impiccato. Ma mentre il Libro di Matteo colloca l’albero di Giuda nel “campo del vasaio” (fuori Gerusalemme ad Akeldama), Base collega Giuda al suo ex rabbino, Gesù, durante la crocifissione.
Come riportato nella sinossi: “Gesù sulla croce, Giuda sull’albero. Sono immagini speculari: uno ha bisogno dell’altro affinché il proprio destino si compia”. Ma Base porta il sentimento oltre, forse anche nei flussi di credenze gnostiche. Gli gnostici, ovviamente, furono una setta cristiana scissionista durante la Chiesa primordiale.
Credevano che la salvezza fosse raggiungibile attraverso la conoscenza interna (gnosi) piuttosto che attraverso la fede rituale e istituzionale. E nel 1978 fu dissotterrato il cosiddetto “Vangelo di Giuda” in una grotta vicino a El Minya, in Egitto.
Ricco di termini gnostici, questo presunto vangelo racconta un dialogo privato tra Gesù e Giuda, in cui il Messia rivela verità esoteriche a Giuda, rivelandolo come un partner piuttosto che come un traditore. Sembra che il nuovo film di Base sia in linea con questa idea.
Base crede che, “Dargli (a Giuda) una voce sia un tentativo di disinnescare la dicotomia tra bene e male, tra fede e senso di colpa, tra amore e condanna. Questo comporta il mettere in discussione l’idea stessa di libero arbitrio. Se la sua redenzione doveva arrivare attraverso il tradimento, chi è davvero Giuda? Solo una persona colpevole? Un’anima dannata? Uno strumento? O forse è lui stesso una vittima?”.
Il Vangelo di Giuda adotta un approccio stilizzato, forse anche modellandosi sulla Passione di Cristo di Mel Gibson. Il film è quasi privo di dialoghi, un tentativo di enfatizzare l’esperienza meditativa e sensoriale, mentre l’intero film è stato girato utilizzando solo la luce naturale. Se vi piacciono film appassionati, questo è un film da tenere d’occhio.
Immagini per gentile concessione di Minerva Pictures
Massimo Volpe, autore di questo articolo, è un filmmaker e scrittore freelance di Toronto: scrive recensioni di film/contenuti italiani su Netflix



