Canada

Rinnovo Cusma, i nodi da sciogliere

TORONTO – L’obiettivo del governo canadese è chiaro: rinnovare il Cusma e rilanciare il libero scambio in Nord America. Ma gli scogli da superare, in questa fase abbastanza interlocutoria del negoziato, sono ancora tantissimi, in un contesto economico caratterizzato dai segnali contraddittori che arrivano dall’amministrazione americana e dall’instabilità figlia della delicata fase geopolitica internazionale. La tabella di marcia decisa dal primo ministro Mark Carney prevede una fase di trattativa bilaterale con gli Stati Uniti per cercare di sciogliere i principali nodi, per poi allargare il negoziato anche al Messico in vista del primo luglio, quando le tre parti si siederanno ufficialmente attorno al tavolo per decidere una volta per tutte il destino dell’accordo di libero scambio nordamericano.

Sono sostanzialmente quattro i potenziali esiti della trattativa. Il primo prevede un’estensione completa, ipotesi caldeggiata da Ottawa: tutte e tre le parti concordano di estendere l’accordo fino al 2042, probabilmente con alcune modifiche settoriali ma senza travolgere il trattato. Il secondo scenario è quello della rinegoziazione significativa: l’accordo viene rinnovato ma con concessioni “dolorose” o costose per il Canada e Messico. E fino a qui siamo di fronte a due soluzioni accettabili per l’esecutivo canadese.

Si passa poi ad altri due scenari che Carney vorrebbe evitare. Da un lato l’ipotesi del “nessun accordo”: se non si raggiunge alcuna proroga entro il 1° luglio, l’accordo non termina immediatamente ma passa a uno status provvisorio, con revisioni obbligatorie ogni anno fino al 2036. Infine, la quarta strada, quella che decreterebbe conseguenze davvero disastrose per la nostra economia, quella del ritiro. Qualsiasi Paese può fornire un preavviso di sei mesi per uscire completamente dall’accordo, una mossa che esporrebbe le esportazioni canadesi a tariffe statunitensi generali. Canada e Messico ovviamente non vogliono arrivare a questo esito, mentre Donald Trump a più riprese ha dichiarato che la sua amministrazione sta seriamente pensando ad accantonare il Cusma.

In ogni caso in questa fase della trattativa esistono degli evidenti punti di frizione che ci dividono da Washington. Dalla Casa Bianca hanno fatto capire che le politiche del Buy Canadian – la strategia di Ottawa, cioè, per spingere i consumatori ad acquistare prodotti Made in Canada – e la messa al bando degli alcolici statunitensi in molte Province canadesi sono viste molto negativamente dagli Stati Uniti. Il governo canadese – è questo il messaggio che arriva dagli States – dovrebbe accantonare questi provvedimenti come gesto di buona volontà durante il negoziato. Per gli Usa l’accesso al mercato lattiero-caseario del Canada rappresenta un altro nodo: un problema ricorrente, con gli Stati Uniti che vogliono una maggiore apertura del settore. Stesso discorso per le regole di origine del settore auto : Trump vuole regole più severe per garantire che più parti vengano prodotte in Nord America.

Washington sta cercando di porre fine alle regole canadesi che richiedono alle piattaforme di streaming statunitensi di finanziare e promuovere contenuti canadesi nazionali. Infine la clausola sulla Cina: l’articolo 32.10, che limita i membri dal stipulare accordi con “economie non di mercato” (Cina), rimane un obiettivo importante mentre gli Stati Uniti spingono per una posizione unificata nordamericana.

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