Canada

Un deficit necessario, con delle avvertenze

TORONTO – Quando il governo federale, sotto la guida del Primo Ministro Mark Carney, ha annunciato il suo primo bilancio con un deficit previsto di 78 miliardi di dollari, il 50% in più rispetto alla stima precedente, l’Onorevole Joe Volpe mi ha chiesto il mio parere. Conoscendo la mia avversione per i deficit pubblici perpetui, maturata nel corso di una carriera nella gestione di investimenti per fondi pensione e fondi sovrani di investimento, si aspettava probabilmente una critica. Con sua sorpresa, gli ho detto che ero favorevole alla direzione intrapresa dal governo, e il flusso quotidiano di notizie non fa che rafforzare questa convinzione.

Ho sempre ritenuto che il debito pubblico non debba essere considerato diversamente dal debito personale. Alcuni livelli sono gestibili, ma deficit continui che aumentano il debito complessivo e crescono a un ritmo superiore a quello del reddito portano a tassi di interesse molto più elevati richiesti dai finanziatori e alla possibile negazione di prestiti futuri. Per qualsiasi Paese, le conseguenze diventano fatali quando i creditori ritengono che il livello del debito sia insostenibile: ciò può portare a una valuta in declino, a un’inflazione più elevata e a un più basso tenore di vita. Ciò che mi rende, seppur con riluttanza, favorevole all’attuale deficit è il fatto che la nostra compiacenza come Paese ha permesso agli Stati Uniti di arrivare a rappresentare il 75% delle nostre esportazioni e almeno il 25% del nostro PIL. È facile capire come siamo diventati così dipendenti dagli Stati Uniti, data la vicinanza geografica e la natura aperta della loro economia. Tuttavia, oggi gli USA faticano a soddisfare i propri bisogni di lungo periodo in termini di materie prime, energia e acqua, tutte risorse di cui noi disponiamo in abbondanza. Si tratta di un problema che andrà ben oltre il mandato del Presidente Trump. In passato avremmo potuto aspettarci una soluzione negoziata, ma oggi gli Stati Uniti dimostrano di essere disposti a infliggere dolore economico e persino a sconfinare nella sovranità altrui per raggiungere i propri obiettivi e soddisfare le proprie necessità. Le minacce per il Canada sono reali e presenti oggi: la politica può accelerare o rallentare le azioni, ma non le farà scomparire.

Il Canada deve guardare sia all’interno sia all’esterno per proteggersi, e l’approccio del Primo Ministro Carney, volto a ridurre le barriere provinciali e a diversificare i nostri mercati commerciali, è quello corretto. Ci vorranno molti anni e una spesa significativa in infrastrutture se vogliamo che i nostri figli e nipoti possano beneficiare degli stessi vantaggi che noi abbiamo avuto in Canada. Dobbiamo agire ora e mantenere un ritmo costante di progresso. Gli investitori di capitale a lungo termine possono essere pazienti, ma richiedono una visibilità continua dei rendimenti.

La campagna “elbows up” è stata una forte dimostrazione della solidarietà dei canadesi. Tuttavia, possiamo già vedere le difficoltà che ci attendono, poiché alcune prime iniziative governative stanno incontrando ostacoli. Saremo tutti costretti a fare dei sacrifici per avere successo e, sebbene il dialogo sia importante, lo è anche il tempo: non possiamo ritardare eccessivamente decisioni o accordi. L’attuale rapporto debito/PIL del Canada ci colloca nella fascia media rispetto alle altre grandi economie. Tuttavia, per alleviare la pressione sui bilanci pubblici, dovremmo anche attingere ai nostri unici 6.000 miliardi di dollari di asset pensionistici. Quando ho iniziato la mia carriera negli investimenti, ai fondi pensione era consentito investire solo il 10% dei loro asset al di fuori del Canada; mi fu detto che questa politica si basava non solo su considerazioni economiche, ma anche sociali. Il settore sosteneva che i rendimenti venivano limitati in un periodo in cui i piani pensionistici erano fortemente sottofinanziati. Il governo federale alla fine cedette, consentendo un aumento graduale degli investimenti esteri nel corso di diversi anni, e oggi la maggior parte dei fondi pensione è completamente o quasi completamente finanziata, con la quota maggiore dei propri asset investita fuori dal Canada. Oggi, le politiche socio-economiche dovrebbero imporre un’inversione di rotta e spingere i fondi pensione a investire di più in Canada. Allo stesso modo, le imprese con significativi utili e basi patrimoniali in Canada devono reinvestire una parte maggiore delle loro risorse nel Paese.

Durante la pandemia di Covid ho parlato con uno dei miei clienti più anziani e saggi, che aveva trascorso la carriera a consigliare governi. Mentre mi lamentavo dei deficit pubblici accumulati a livello globale, mi zittì senza mezzi termini. Disse: «In tempo di guerra qualsiasi prezzo deve essere pagato, e questa è come una guerra che non possiamo permetterci di perdere». Credo che il necessario allentamento della dipendenza del Canada dagli Stati Uniti presenti analogie simili.

Len Racioppo
Coerente Capital
Management Inc.

Leonard Racioppo, autore di questo articolo, è socio fondatore di Coerente Capital Management, dove si occupa dell’analisi azionaria e della gestione dei portafogli per clienti private wealth e fondazioni. Vanta oltre 40 anni di esperienza nel settore finanziario. In precedenza ha lavorato per 25 anni in Jarislowsky Fraser Limited, ricoprendo negli ultimi 15 anni ruoli di vertice tra cui presidente, direttore e presidente del Comitato di Strategia degli Investimenti.

Traduzione in Italiano – dall’originale in Inglese – a cura di Marzio Pelù

Nella foto in alto, il primo ministro Mark Carney (foto da Twitter X – @MarkJCarney)

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