Volano i liberali: più 14% sui conservatori
TORONTO – Un abisso. Il Partito Liberale vola nei sondaggi e registra il massimo vantaggio sui conservatori dal lontano 2016, almeno stando all’ultima rilevazione pubblicata ieri da Leger, che mette in luce come i grit abbiano raggiunto quota 49 per cento nelle intenzioni di voto. Questo si traduce in un gap di ben 14 punti percentuali, con il Partito Conservatore fermo al palo al 34 per cento.
Per trovare un distacco simile, che col sistema maggioritario a turno unico si tradurrebbe con una netta maggioranza alla House of Commons, dobbiamo tornare indietro al febbraio del 2016, quando il neonato governo di Justin Trudeau era in piena luna di miele con l’elettorato canadese, mentre il Partito Conservatore guidato dalla leadef ad interim Rona Ambrose e orfano dell’ex primo ministro Stephen Harper arrancava nei sondaggi.
Nell’istantanea scattata da Leger vengono pienamente confermate le difficoltà dell’Ndp, che registra un tracollo nelle intenzioni di voto e scende al 5 per cento: se si votasse in questo momento, questa percentuale porterebbe il partito alla totale irrilevanza politica a livello nazionale. I Verdi, stando al sondaggio, continuerebbero a navigare attorno al 3 per cento dei consensi, con il Bloc Quebecois che conferma il 5 per cento su scala nazionale, mentre nella provincia francofona i blocchiesti salirebbero al 25 per cento.
Lo studio della Leger, seppur amplificandola, conferma una tendenza ben radicata nelle ultime settimane, con l’ascesa del partito del primo ministro Mark Carney e il calo, netto e progressivo, dei conservatori di Pierre Poilievre. E non sembra essere una coincidenza che l’ascesa dei liberali nelle intenzioni di voto coincida con l’intervento dello stesso ex governatore della Banca Centrale Canadese al Forum Mondiale dell’Economia a Davos, un discorso che è stato apprezzato a livello globale per la schiettezza con la quale il primo ministro canadese ha spiegato il cambiamento paradigmatico nei rapporti internazionali e nelle relazioni commerciali tra i Paesi con il ritorno alla Casa Bianca del presidente americano Donald Trump.
Allo stesso tempo la svolta nell’agenda di governo ha contribuito ad accattivarsi le simpatie di una fetta dell’elettorato conservatore: dal taglio della Carbon Tax allo stop a numerose politiche ambientali, passando per la scure sui dipendenti pubblici e i nuovi tetti ai livelli di immigrazione.
Tutte politiche queste che sembrano far parte di un’agenda conservatrice, più che liberale. E con questi sondaggi l’ipotesi di un possibile voto anticipato diventa sempre più concreta.

