Under 16 fuori dai social: il Canada segue l’Australia
TORONTO – Il governo federale prevede di proporre un divieto dell’uso dei social media per i minori di 16 anni come parte della “legge sui danni online” (Online Harms Bill), che dovrebbe essere presentata oggi, mercoledì.
La notizia – anticipata dal quotidiano The Globe and Mail (qui) e poi approfondita da Global News (qui) – arriva quando anche altri Paesi, tra cui il Regno Unito, la Spagna e la Corea del Sud, stanno valutando l’introduzione di divieti analoghi a quelli introdotti dall’Australia dove una misura simile è già entrata in vigore. La Malesia ha a sua volta recentemente introdotto la restrizione sugli account social per gli utenti sotto i 16 anni, mentre il Brasile richiede ora che gli account dei minori siano collegati a quelli di un tutore legale per garantire una supervisione adeguata. In Francia, invece, una legge che fisserebbe a 15 anni l’età minima per utilizzare i social media è stata approvata dall’Assemblea Nazionale a gennaio e si avvicina al voto finale, con l’obiettivo di entrare in vigore all’inizio dell’anno scolastico a settembre.
Insomma, c’è grande interesse a livello mondiale intorno alla necessità di tutelare i giovanissimi da quella che è ormai diventata una vera e propria “jungla digitale” dove si rischia di trovare di tutto e dove i pericoli per i minori sono costantemente in agguato.
L’idea ha acquisito ulteriore slancio in Canada dopo che i membri del Partito Liberale del Canada hanno approvato, durante il loro congresso annuale di aprile, una mozione per portare avanti questa politica. Ma anche a livello locale ci si sta muovendo: ad aprile, la Provincia del Manitoba ha annunciato l’intenzione di introdurre un simile divieto, ed anche altre province – tra cui l’Ontario, l’Alberta ed il New Brunswick – stanno valutando misure analoghe.
Gli esperti sono, però, divisi: da una parte c’è chi dice che un divieto sia necessario per limitare il potere delle aziende dei social media e per contrastare gli effetti negativi sulla salute (soprattutto mentale) derivanti dall’uso dei social media tra i giovanissimi, dall’altra c’è chi afferma che ai minorenni bisognebbe piuttosto insegnare come usare correttamente la “rete”, piuttosto che vietargliela.
C’è poi un altro aspetto, puramente tecnico: è difficile scongiurare del tutto che gli adolescenti – più esperti di tecnologie digitali di qualunque adulto – trovino il modo di aggirare il divieto. E la prova arriva proprio dall’Australia: uno studio pubblicato ad aprile dalla Molly Rose Foundation (qui: MRF_Australia-Social-Media-Ban-Research_Briefing-April-26) ha infatti rilevato che il 61% dei ragazzi australiani tra i 12 e i 15 anni continua ad avere account sui social media nonostante il divieto, mentre il 70% afferma che aggirare le restrizioni è «facile». Il controllo è infatti affidato alle piattaforme stesse, che hanno l’obbligo di verificare l’età degli utenti prima di consentirne l’iscrizione, attraverso documenti di identità e stime di dati disponibili online (nel caso di un account già esistente, per esempio). Ma i giovanissimi, si sa, mascitano internet da quando sono nati. E soprattutto: ai “giganti” del web conviene perdere una platea così ricettiva?
Foto di dlxmedia.hu da Unsplash
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