Sistema sanitario in crisi, Trudeau:
“I soldi non bastano serve la riforma”

di Francesco Veronesi del 21 December 2022

TORONTO - Continua la situazione di stallo sul delicato fronte della Sanità in Canada. In un periodo caratterizzato dall’emergenza continua, con i tempi d’attesa nei pronto soccorso che ogni settimana superano il record precedente, con gli ospedali pediatrici costretti a cancellare operazioni chirurgiche e visite specialistiche, l’impasse nella trattativa tra il governo federale e le controparti provinciali non fa altro che aggravare la crisi. Fino a questo momento il dialogo tra Ottawa e le province non ha portato ad alcun risultato apprezzabile. Il vertice interministeriale di Vancouver dello scorso novembre si è chiuso senza la firma di alcuna bozza d’accordo e le distanze tra le due parti rimangono significative. Da un lato i ministri della Sanità delle province chiedono all’esecutivo federale di allargare i cordoni della borsa e aumentare - e di molto - gli stanziamenti che ogni anno Ottawa garantisce alle singole amministrazioni provinciali da impiegare nel settore sanitario.

Stando alla posizione delle province, il governo federale contribuisce con la copertura del 22 per cento del totale delle spese sanitarie delle singole province: questa porzione - è stata la richiesta ribadita ancora una volta a Vancouver - dovrebbe aumentare fino al 35 per cento per poter rafforzare il sistema sanitario nazionale. In soldoni - chiedono i premier - servirebbe un’aggiunta di 28 miliardi di dollari ai 45 miliardi e rotti che vengono già stanziati da Ottawa attraverso il Canada Health Transfer (CHT). Dall’altro il governo federale non ci vuole sentire. Come dichiarato dal ministro federale della Sanità Jean-Yves Duclos e come ribadito ieri dal primo ministro Justin Trudeau durante l’intervista di fine anno concesso alla Cbc, il problema non è tanto l’aumento degli stanziamenti, ma il bisogno di un generalizzato ripensamento di come i servizi sanitari vengono erogati nelle singole province. Avere maggiori fondi a disposizione - è questo il ragionamento del primo ministro - non si traduce automaticamente con il miglioramento della situazione nei pronto soccorso o negli ospedali pediatrici. Serve, al contrario, l’avvio di una riforma profonda che possa portare a un passo avanti nella qualità dei servizi, messi allo stremo da due anni di pandemia, dalla cronica mancanza di personale e dai problemi legati al riconoscimento delle credenziali di medici e infermieri provenienti dall’estero. "Se dovessi inviare alle persone tutto il denaro di cui hanno bisogno nelle province - ha dichiarato il leader liberale - non ci sarebbe alcuna garanzia sul taglio dei tempi di attesa negli ospedali".

"Non ha senso mettere più soldi in un sistema che non funziona. Non voglio dare questi soldi senza condizioni. Parteciperò pienamente al suo finanziamento, purché vengano apportati questi miglioramenti reali", ha affermato.

E le province? Dal canto loro il vero problema riguarda la cronica mancanza di stanziamenti, che non permette di tappare le falle in questa situazione d’emergenza e che impedisce, allo stesso tempo, di fare piani a lunga scadenza per il miglioramento complessivo del sistema sanitario. Certo, il clima di tensione tra il governo federale e quelli provinciali difficilmente faciliterà questo dibattito che si preannuncia tutto in salita.
Il premier del Manitoba Heather Stefanson, presidente del Consiglio della Federazione, ha definito i commenti di Duclos "imprecisi" e più in generale ha criticato con forza l’atteggiamento del primo ministro.

"Il Canada Health Transfer non era nemmeno all’ordine del giorno quando i ministri della salute si sono incontrati il mese scorso. Ha dato commenti ai media al di fuori della riunione, ma è venuto senza proposte effettive di alcun tipo. Questi sono i fatti. I canadesi sono stanchi dei giochi federali, dove il primo ministro ha evitato di parlare di assistenza sanitaria per oltre due anni mentre i suoi ministri fanno finta di nulla".
"Il primo ministro dovrebbe incontrare i premier per una discussione seria sull’assistenza sanitaria perché è una priorità fondamentale per i canadesi". Per ora, una soluzione è in alto mare.

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