TORONTO – Dolore e polemiche dopo il massacro di 10 persone e il ferimento di altre 19 a coltellate in Saskatchewan.

La James Smith Cree Nation, dove sono state uccise 9 delle dieci vittime, è in shock: oltre a piangere le vite perdute è terrorizzata al pensiero che Myles Sanderson – il fratello Damien con il quale ha messo a punto la strage è stato trovato morto in una zona erbosa della First Nation – possa aggirarsi ancora nella riserva.

Nel frattempo l’Rcmp ha reso note le identità delle vittime – alcune prese di mira, altre colpite a caso – massacrate dai fendenti sferrati dai due fratelli Sanderson.

Sono i residenti nella James Smith Cree Nation: Thomas Burns, 23anni, Carol Burns, 46, Gregory Burns, 28, Lydia Gloria Burns, 61, Bonnie Burns, 48, Earl Burns, 66, Lana Head, 49, Christian Head, 54 Robert Sanderson, 49 e Wesley Petterson, 78 di Weldon.

Ieri la Saskatchewan Health Authority (SHA) ha dichiarato che delle 17 persone ricoverate con ferite legate all’accoltellamento, 10 rimangono in ospedale. “Tre pazienti sono in condizioni critiche, sette sono in condizioni stabili mentre altre sette persone sono state dimesse”, si legge nella dichiarazione dello SHA.

Una strage, in piena regola, questa che si è consumata nella riserva di nativi. Una strage, secondo molti, che vista la fedina penale di Myles Sanderson poteva forse anche essere evitata. I se i ma sono molti ma nonostante la sua lunga storia criminale, che include 59 condanne penali da quando aveva 18 anni, il Parole Board all’inizio di quest’anno ha rilasciato Myles. Le sue condanne più recenti sono per aggressioni con armi, rapine, minacce, associazione con membri di gang, spacciatori di droga, giri di prostituzione. Non mancano calci in faccia a un poliziotto, forchette usate come coltelli, pedate violente in testa a due persone e l’elenco delle violenze inaudite potrebbe continuare.

La polemica, la rabbia, le domande senza risposte della comunità ferita dalla furia omicida di Sanderson crescono di giorno in giorno. “Il Parole Board del Canada esaminerà la decisione presa all’inizio di quest’anno di liberare Myles Sanderson, ora ricercato”, ha affermato il ministro della pubblica sicurezza Marco Mendicino. Diversi mesi prima degli omicidi, il Parole Board of Canada ha dichiarato in una decisione del 1 febbraio che Myles “non avrebbe rappresentato un grosso rischio” e la sua liberazione avrebbe “contribuito alla protezione della società” facilitando il suo reinserimento. “Dobbiamo concentrarci sulle famiglie in questo momento che stanno soffrendo molto, come si può immaginare. Il trauma è enorme e sono anche certo che l’RCMP stia facendo tutto il possibile per mobilitare le risorse per loro”, ha dichiarato il ministro. Sostenere le famiglie colpite è doveroso, certo, ma evitare che una persona che ha collezionato ben 59 condanne in circa 13 anni, possa continuare a seminare violenza – e in questo caso anche morte – sarebbe stato ancor più imperativo.

Ci sono responsabilità da accertare.

Nelle foto in alto, le vittime degli accoltellamenti nella James Smith Cree Nation

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