Canada

Riapre il parlamento, doppia sfida per Carney e Poilievre

TORONTO – Mark Carney e Pierre Poilievre impegnati in una doppia sfida a Ottawa. Mentre il primo ministro deve fare i conti ancora una volta con l’approccio aggressivo del presidente americano Donald Trump sul fronte dazi, il leader conservatore si sta preparando per la convention conservatrice del prossimo fine settimana, dove il partito dovrà decidere se dargli carta bianca per continuare a guidare i conservatori o se, al contrario, dovremo assistere all’ennesimo cambio alla guida della destra canadese.

Il primo ministro, dal canto suo, viene da una settimana all’estero dove ha incassato un accordo con Pechino per su auto elettriche e agricoltura e dove è stato protagonista sul palcoscenico di Davos. Ma l’effetto positivo si è esaurito molto velocemente, con l’inquilino della Casa Bianca che ha minacciato il governo canadese di una possibile nuova tariffa del 100 per cento in caso di accordo di libero scambio con la Cina. Una minaccia che è stata comunque rispedita al mittente, con lo stesso Carney che ha ribadito come l’accordo con Pechino riguardasse semplicemente la rimozione di alcuni dazi e tariffe ritorsive, mentre l’accordo di libero scambio non solo non è all’orizzonte, ma è un’ipotesi che non è mai stata presa in considerazione.

Fatto sta che l’ennesimo braccio di ferro con Washington non fa altro che aggiungere incertezza in una fase già caratterizzata da mille punti interrogativi, a partire dalla ridiscussione degli accordi Cusma che dovranno essere sanciti entro luglio.

Carney, anche ieri, ha ribadito come uno degli obiettivi del Canada in questo momento sia quello della ricerca della diversificazione del suo commercio estero, visti anche i problemi che attraversano le relazioni con gli Stati Uniti ormai da un anno. Allo stesso tempo – ha aggiunto il primo ministro – il Canada rimane un sostenitore del trattato Cusma con Usa e Messico: nei prossimi mesi il governo lavorerà duramente per rinnovare l’accordo di libero scambio con i partner nordamericano.

Nel frattempo, dall’altra parte della barricata, Poilievre si prepara a una settimana decisiva. Tutti i sondaggi indicano che il consenso all’interno del Partito Conservatore continua ad essere molto solido. Resta da capire quale sarà la percentuale minima per continuare a guidare il partito, visto che anche in passato i precedenti leader hanno deciso di fare il fatidico passo indietro pur avendo la maggioranza assoluta dei voti.

Sia Andrew Scheer che Erin O’Toole, nella convention all’indomani delle elezioni, decisero di dimettersi nonostante avessero in mano la maggioranza dei consensi. A quanto pare l’entourage di Poilievre avrebbe fissato al 75 per cento la quota minima per rimanere al timone, con le previsioni della vigilia che indicano il sostegno al leader ben oltre l’80 per cento.

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