Canada

La guerra dei dazi entra nel suo secondo anno

TORONTO – La guerra commerciale con gli Stati Uniti entra nel suo secondo anno e una soluzione possibile è ancora in alto mare. Mentre il governo federale è impegnato a giocare una partita molto più importante – quella del rinnovo del Cusma – i settori del tessuto produttivo canadese colpiti dalle tariffe imposte da Donald Trump continuano a subire le pesanti conseguenze che hanno provocato il crollo della produzione, tagli occupazionali, stallo negli investimenti e una generale sensazione di incertezza che sta pesando come un macigno.

Mentre il Cusma ha fatto da ombrello a circa l’85 per cento dei prodotti esportati dal Canada negli Stati Uniti, i comparti dell’acciao e dell’alluminio, così come quello automobilistico e della componentistica auto hanno dovuto farsi carico di dazi aggiuntivi che stanno mettendo a repentaglio la sopravvivenza di centinaia di aziende un po’ in tutto il Canada.

Un caso emblematico è quello del comparto auto, sviluppato soprattutto in Ontario e in minima parte in Quebec, dove non esistono dati definitivi sui tagli provocati direttamente dai dazi doganali imposti dall’inquilino della Casa Bianca. Ma a dare l’idea della crisi che sta attraversando l’intero settore ci sono i numeri di Statistics Canada, che è andata ad infagare sulle fluttuazioni occupazionali di ogni singolo comparto del tessuto produttivo della nostra economia. Ebbene, secondo StatsCan nel dicemebre del 2025 i lavoratori del settore auto in Canada erano 64.828, con un calo del 9,5 per cento rispetto al numero registrato un anno prima. E questi valori non tengono conto dei pesanti ridimensionamenti occupazioni che scatteranno nei prossimi mesi in numerosi stabilimenti in Ontario, come già annunciato da Stellantis e dalla General Motors.

Gli analisti poi mettono in luce come le aziende canadesi colpite dai dazi debbano fare i conti con un duplice problema. Da un lato l’effetto diretto delle tariffe trumpiane, che fanno aumentare il prezzo dei loro prodotti rendendoli non più competitivi nel ricco mercato statunitense. Dall’altro devono fare i conti con la maggiore concorrenza nel mercato interno canadese, perché numerosi prodotti di aziende straniere hanno le stesse difficoltà a penetrare il mercato Usa e quindi vengono smerciate in altre Paesi. Canada compreso. Per questo si registra un aumento della competizione in un mercato sempre più stretto.

In questo contesto, diventerà decisivo l’esito del negoziato tra Canada, Usa e Messico per il rinnovo dell’accordo di libero scambio. La scadenza per il nuovo – si spera – via libera al Cusma è fissata per il primo luglio, con la consapevolezza che Washington potrebbe decidere l’uscita unilaterale degli Stati Uniti dal trattato. Inutile sottolineare come questa ipotesi sarebbe catastrofica per la nostra economia, uno tsunami che ci farebbe sprofondare nella recessione e che obbligherebbe il governo a ripensare completamente l’intera architrave dell’import-export canadese. Nelle scorse settimane il primo ministro Mark Carney si è detto fiducioso per un esito positivo del negoziato. Ma d’altra parte sono dichiarazioni di circostanza, vista la posta in ballo che in questo caso è davvero colossale.

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