Nuova legge per le scuole: inclusione a parole, esclusione nei fatti
TORONTO – Nel migliore dei casi, si tratta di una decisione pedagogica irresponsabile, retrograda e poco ponderata; nel peggiore, di una decisione sprezzante, altezzosa e miope riguardo alla definizione di inclusione nell’ambiente scolastico, al limite del razzismo e dell’intolleranza religiosa.
Ah, dimenticavo: l’iniziativa proviene da un Provveditorato di Toronto (TCDSB), un tempo definito cattolico. Sotto l’attuale amministrazione, negli ultimi nove anni, ha fatto tutto il possibile per erodere il diritto dei contribuenti cattolici a ottenere, per i propri figli e con il proprio denaro, il tipo di istruzione che desiderano e spetta loro secondo lo Statuto del paese.
Parliamo dunque del denaro e di ciò che dovrebbe garantire. Innanzitutto, solo i cattolici possono destinare le proprie imposte sulla proprietà all’istruzione cattolica. In assenza di verifica, tali imposte vengono automaticamente assegnate alle scuole pubbliche. Questa designazione cattolica consente inoltre di votare per i fiduciari (trustee) che rappresentano gli interessi dei genitori cattolici. Va ricordato che ciò implica il sostegno agli insegnamenti del Magistero, non alle interpretazioni delle sue encicliche fornite dai fiduciari o dal governo del momento.
Inoltre, chi non è cattolico non può né candidarsi come fiduciario cattolico né votarne uno: “se paghi, partecipi”. Da quando l’attuale amministrazione è entrata in carica, non meno di tre dei dodici fiduciari non hanno soddisfatto questo requisito fondamentale, pur avendo dovuto presentare una dichiarazione giurata per dimostrare la propria idoneità e prestare ogni novembre un giuramento di fedeltà al Magistero.
È una questione seria? Solo se si ritiene che un bilancio annuale (un piano di spesa per il bene dei vostri figli) pari a 1,207 miliardi di dollari debba essere gestito in modo saggio e onesto.
L’anno scorso, 87.342 studenti erano iscritti al Consiglio Scolastico Distrettuale [quasi] Cattolico di Toronto. Di questi, 59.822 (il 68%) frequentavano la scuola elementare, dalla prima all’ottava classe. Ognuno di loro ha garantito al Consiglio [quasi] cattolico 14.479 dollari di finanziamento educativo di base, per un totale di 866.162.738 dollari (59.822 × 14.479).
Poiché il governo ha dichiarato che è necessario “tornare alle basi”, migliorando la comprensione di lettura, scrittura e aritmetica e destinando più risorse all’apprendimento in classe, è legittimo chiedersi quali studi giustifichino il ritiro dei fondi dai programmi linguistici che favoriscono studenti di lingua italiana, portoghese, ucraina, filippina, spagnola e mandarino, che attualmente rappresentano la maggioranza dei cattolici.
Ricordiamo che, secondo dichiarazioni attribuite all’amministrazione, circa 19.200 di quei 59.822 studenti hanno superato tutti i requisiti richiesti per frequentare il corso che i loro genitori finanziano, per 30 minuti al giorno, quattro giorni alla settimana.
Fonti online, fiduciari che parlano ufficiosamente e colleghi che si sentono “traditi” dai membri del personale dirigente (l’amministrazione) stimano tutti che il denaro da risparmiare o riallocare attraverso questa iniziativa ammonti a solo 6,2 milioni di dollari.
Se fosse vero, il licenziamento dei 77 istruttori associati al programma (che non fanno parte del sindacato degli insegnanti) comporterebbe un risparmio pari appena allo 0,71%.
È ridicolo. Non sorprende che tante persone stiano telefonando per protestare.
Nella foto in alto: Brendan Browne, Direttore del TCDSB (foto dal suo profilo Twitter – @TCDSBdirector)

