L’eterno presente
nelle foto dei migranti

di corriere canadese del 1 September 2022

Proseguiamo la pubblicazione degli articoli dedicati all’immigrazione italiana in Canada, che prendono spunto dalla storia degli oggetti che gli emigrati hanno portato con sé nel viaggio dal Belpaese alla nuova terra. L’iniziativa rientra nel progetto “Narrarsi altrove, viaggio tra i cimeli e i luoghi dell’anima” della poetessa Anna Ciardullo Villapiana e della docente Stella Paola, con la collaborazione di Gabriel Niccoli, professore emerito dell’Università di Waterloo e membro del consiglio di amministrazione dell’Italian-Canadian Archives Project (ICAP), network nazionale sotto i cui auspici opera il suddetto studio poetico.

WATERLOO - Gli oggetti presentati da Nathan Meyer sono due foto.

La prima (sopra, a sinistra), scattata il 4 Settembre del 1944, ritrae i suoi nonni materni, Giuseppe e Caterina, di origine italiana, nel giorno del loro matrimonio avvenuto a London, dove vissero insieme per 73 anni, legati da un forte sentimento d’amore.

La seconda foto (sopra, a destra) è stata scattata precedentemente, in data incerta. Compaiono i suoi bisnonni paterni, Filomena e Filippo Rogolino, originari di Reggio Calabria, trasferiti in Alberta e poi a London, dove hanno lavorato duro per garantire un futuro ai loro figli.
Filippo ha lavorato in miniera per molti anni. Quando un incendio distrusse completamente la sua casa, fu costretto a far tornare la sua famiglia in Italia e continuare a lavorare in miniera per avere abbastanza denaro da poter ricostruire la sua abitazione. Dovette aspettare diversi anni prima di potersi ricongiungere con i suoi cari.

I bisnonni materni invece, Giuseppe e Teresa, hanno una storia particolare. Teresa non sapeva la sua data di nascita e non poté scoprirla a causa di un incendio negli archivi. In un'epoca in cui il tempo veniva scandito dal sorgere e tramontare del sole e dall'alternarsi delle fasi lunari, Teresa sapeva solo di essere nata durante il plenilunio d’ottobre. Suo padre si trovava in Brasile a lavorare in una piantagione quando Teresa, bambina, si perse nel ventre della foresta amazzonica. I suoi piccoli occhi si posarono su foglie verdi e insetti enormi. Il fruscio del vento diventava ruggito che si scagliava dentro le sue orecchie bambine. Quando gli alberi, alti come montagne, si aprirono, vide un cielo stellato e una luna così grande da provare stupore.

Dimenticò in fretta la paura di quei giorni trascorsi da sola, tra le braccia di questo enorme gigante buono che, nonostante la paura, la cullava. La foresta madre condusse infine i suoi passi al villaggio, dove alcune donne del luogo, presumendo la sua origine italiana per il diverso colore della pelle, la accudirono, riportandola dopo qualche giorno a casa.

Nathan è nato nel 1977, porta un cognome tedesco, non parla la lingua, ma nell’animo ha sempre rivendicato le sue origini italiane, oggi vive a Waterloo dove insegna inglese nelle scuole superiori. Conserva gelosamente le due foto. Le foto appaiono incarnare due aspetti importanti dell'emigrazione: l’amore e il sacrificio. L’uno simboleggiato dal bouquet di fiori nelle mani della sposa, l’altro dalla borsa stretta con forza, a proteggere il denaro che Filippo ha guadagnato con il sudore della fronte nel buio e nella solitudine di una miniera, quando oltre ai fumi bruciavano intorno alla sua vita anche le fiamme della sua identità sventrata. La foto non intrappola sulla carta solo l'immagine, ma rende eterno anche il momento. Coinvolgendo nello scatto il corpo e l'anima trasforma l'attimo passato in un eterno presente. Mentre tutto intorno a noi scorre, mentre ci sentiamo persi come Teresa tra le foglie, gli animali e il vento, ecco che una mano di donna ci riporta a casa, ci riconduce alla madre.

La foto-stagno in cui specchiarsi ci restituisce nei dettagli chi eravamo. Prigionieri dell’eterno e della bellezza vaghiamo come Dorian Gray in bianco e nero intrappolati in una cornice che passa da una generazione all’altra, in città che man mano cambiano il loro volto, indossano gli anni come abiti, si muovono con nuovi mezzi di trasporto. E mentre siamo proprio noi ad invecchiare e a morire, la migliore parte di noi rimane. La foto ferma le emozioni e fa fluire il ricordo. Così il sorriso di due giovani sposi, Giuseppe e Caterina, resta immobile, il loro bouquet non sfiorisce, i semi di un passato sottratto all’oblio germogliano a distanza di anni tra le mani di Nathan.

Anna Ciardullo Villapiana

Ed ecco la poesia di Anna Ciardullo Villapiana, ispirata dalla storia di Nathan Meyer e della sua famiglia.

Dispersi
come semi in balia del vento
i miei avi attraversarono l’Atlantico
ed esplorarono il sogno americano
da Nord a Sud.
Quel sogno si tinse di nero
Il nero del carbone, il nero del fuoco.
Si tinse di verde,
nella foresta amazzonica in cui il tempo
veniva affidato alla luna.
Sbiadirono infine i loro giorni
inghiottiti dal tempo
insieme ai contorni di una fotografia.
Restò, intatto, il loro amore.
Dimenticarono la lingua,
ma tra le mani riuscirono a stringere, infine,
una borsetta
e un bouquet di fiori.

Anna, Stella e Gabriel: tre prof alla ricerca delle radici italiane

TORONTO - Le professoresse Anna Ciardullo Villapiana e Stella Gualtieri Paola stanno lavorando con entusiasmo e passione al progetto fra storia, cultura e poesia che si propone di raccontare, in modo nuovo, le tante vicende che hanno avuto come protagonisti, spesso silenziosi e sconosciuti, i tantissimi connazionali arrivati in Canada dal Belpaese.

Vicende che le due insegnanti conoscono bene, essendo entrambe di origine italiana e residenti in Canada.

Stella, la cui famiglia proviene da Figline Vegliaturo, in provincia di Cosenza, Calabria, è nata in Sault Ste. Marie, Ontario, e vive con suo marito a Waterloo. Insegna alla Resurrection Catholic Secondary School e per lei l'insegnamento è molto più che lavoro. È una vocazione profonda. Si impegna tantissimo ad aiutare gli studenti a scoprire se stessi attraverso qualsiasi curriculum - religione o lingue. Nella scoperta della sua Italianità, Stella si è dedicata allo studio della diaspora proprio come la sua collega e poetessa Anna Ciardullo Villapiana.

Anna, nata a Cosenza dove ha vissuto per circa trent’anni, nel 2003 si è trasferita in Canada dove, sposata, con due figli, ha iniziato la carriera di insegnante di Italiano e di interprete e dove ha potuto coltivare una passione che la accompagna fin dall'adolescenza: quella per la poesia. Qui, infatti, Villapiana ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie “Percorsi Interiori” nel 2007, seguita nel 2015 da “Frammenti di Luce” e nel 2018 da “Al di là del mare, Dialoghi DiVersi”. Stimata socia dell’AICW (Association of Italian Canadian Writers) ha partecipato a molte iniziative e svariate conferenze per la conservazione della lingua e tradizione italiane nella realtà canadese notoriamente multiculturale. È inoltre co-chair della Waterloo Chapter Committee dell’Italian Canadian Archives Project (ICAP), una rete di beneficenza fondata per connettere e coinvolgere comunità, gruppi locali, individui, esperti e istituzioni pertinenti-come archive e musei- in tutto il Canada al fine di preservare e rendere accessibile il patrimonio italocanadese.

E proprio questo suo percorso nell'Italianità l'ha portata a elaborare, insieme a Stella, con la collaborazione del professor Gabriel Niccoli dell’Università di Waterloo e membro del consiglio di amministrazione dell’ICAP, il progetto in questione che, come si era detto in precedenza, trova adesso spazio nelle pagine del Corriere Canadese: ogni settimana, dunque, il nostro giornale racconta storie di immigrazione dall'Italia, partendo da un oggetto caro a chi è partito, per scelta o necessità, spesso lasciando "pezzi" di cuore nel Belpaese ma a volte portandosene qualcuno con sé.

Da queste storie, Villapiana si è lasciata ispirare per comporre poesie, sia in Italiano che in Inglese, intense ed emozionanti, che pubblicheremo insieme ai racconti degli emigrati.

Qui sotto, il trailer del progetto, realizzato con poesie di Anna Ciardullo Villapiana, letture di Gianluca Lalli e Stella Paola e musiche di Francesco DeGregori, Gianluca Lalli e Juneyt.

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