Antonietta e l’emigrazione
subìta da chi resta

di corriere canadese del February 10, 2022

Proseguiamo la pubblicazione degli articoli dedicati all’immigrazione italiana in Canada, che prendono spunto dalla storia degli oggetti che gli emigrati hanno portato con sé nel viaggio dal Belpaese alla nuova terra. L’iniziativa rientra nel progetto “Narrarsi altrove, viaggio tra i cimeli e i luoghi dell’anima” della poetessa Anna Ciardullo Villapiana e della docente Stella Paola, con la collaborazione di Gabriel Niccoli, professore emerito dell’Università di Waterloo e membro del consiglio di amministrazione dell’Italian-Canadian Archives Project (ICAP), network nazionale sotto i cui auspici opera il suddetto studio poetico.

COSENZA - L’oggetto di cui ci ha parlato Antonietta Bellini mi appartiene. È un disegno (nella foto sopra), con inchiostro di china, dell’albero genealogico della mia famiglia che ho realizzato, nel 2014, dopo un lungo lavoro di ricerca.

Mi interrogavo sul senso dell’identità e sentivo che passato e presente scorrevano come linfa nel tronco, nelle foglie, e nei rami della mia vita, partendo dalle radici.

Disegnavo i tratti di un albero che immaginavo simile a quello che offriva le sue foglie alla Sibilla Cumana per scrivere i suoi oracoli in frammenti che avrebbe disperso il vento.

Pazientemente provavo a metterli insieme con voce poetica per capire l’alfabeto delle nostre vite, il senso del nostro viaggio.

Esistono numerose copie di questo disegno incorniciate e appese ai muri, in diverse parti del mondo, a testimoniare i semi della diaspora di due famiglie: Ciardullo e Bellini.

Il racconto di Antonietta (nella foto sotto), di Castrovillari, in provincia di Cosenza è il racconto di chi resta, e si carica di simboli, fino a sconfinare nella magia, nel sogno.

Antonietta pone sotto la lente d’ingrandimento il ramo principale dell’albero genealogico di ceppo materno, legando l’oggetto al concetto di identità ma anche al concetto di emigrazione subita da chi rimane.

Chi parte lascia inesorabilmente un vuoto nei luoghi e nelle vite di chi resta. Guardare le stanze della propria casa e i vicoli del proprio paese spopolarsi non è cosa facile. Scartare reliquie di oggetti che un tempo appartenevano a qualcuno e che adesso sono rimasti orfani è doloroso.

Il legame a questo oggetto è accompagnato dal ricordo di quando andavo a farle visita, delle nostre chiacchierate intorno al fuoco, delle lunghe telefonate.

I nomi che compaiono sul disegno le appartengono, si tratta dei segni che compongono la memoria storica dei suoi antenati che lei stessa mi ha aiutato a ricostruire.

Antonietta ci parla della tenerezza e del dolore di due ricchi amanti costretti ad abbandonare il frutto del loro amore sui gradini di una chiesa nel 1880. Il bimbo senza nome, trovato dal parroco, e battezzato “Francesco Bellini” viene affidato ad una famiglia di contadini che, a sera, togliendo le fasce, trovarono dell’oro, in una quantità tale da permettere il riscatto dalla loro condizione e comprare un terreno su cui iniziare una piantagione di cotone.

Antonietta, affascinata dalla storia di suo nonno, fece delle indagini per scoprire l’identità dei misteriosi amanti, col disappunto di suo padre Leonardo che la invitava a rispettare il loro segreto, a rispettare l’atteggiamento stesso di nonno Francesco che non si è mai interrogato su chi fossero i propri genitori biologici, a lui bastava sapere di essere stato accolto amorevolmente dai genitori adottivi e di essere cresciuto nella fede e nelle virtù. Ma Antonietta continuò le sue ricerche finché una notte le apparve in sogno una signora vestita di nero che la invitava al silenzio. “Ti devi fermare” le disse e lei ascoltò.

Il racconto di Antonietta al confine dell’interregno tra sogno e realtà, realtà e tempo, si tinge di rosso e di nero. La passione e il dolore che scorre nelle vene dei suoi antenati, come linfa, attraversa ancora una volta il poeta esiliato che tiene tra le mani, come Dante, un ramoscello strappato al dolore di una madre che al suicidio preferì l’abbandono con l’auspicio che dal suo dolore potessero spuntare e intrecciarsi i rami di nuove generazioni.

Anna Ciardullo Villapiana

Ecco la poesia di Anna Ciardullo Villapiana ispirata dalla storia di Antonietta.

Guardò in alto Francesco
quel portone immenso.
Pianse la madre prima di bussare
e abbandonare quel battito
che si era schiantato
sulle pareti del suo grembo giovane
come un grido di dolore.
Non era peccato ciò che affidò a quei gradini
ma il suo amore segreto.
La nobildonna dal vestito nero appariva in sogno
e con fermezza
invitava al silenzio.
“Ti devi fermare”, disse
più nessuno dimenticò il suo gesto né le sue parole.
Intanto l’albero continuava ad intrecciare
i suoi rami
ad arricchirsi di secoli e di foglie
e a portare un nome finto
ma nelle radici scorre ancora
il pianto di una madre
che non potè cullare
il suo bambino.

Anna, Stella e Gabriel: tre prof alla ricerca delle radici italiane

TORONTO - Le professoresse Anna Ciardullo Villapiana e Stella Gualtieri Paola stanno lavorando con entusiasmo e passione al progetto fra storia, cultura e poesia che si propone di raccontare, in modo nuovo, le tante vicende che hanno avuto come protagonisti, spesso silenziosi e sconosciuti, i tantissimi connazionali arrivati in Canada dal Belpaese.

Vicende che le due insegnanti conoscono bene, essendo entrambe di origine italiana e residenti in Canada.

Stella, la cui famiglia proviene da Figline Vegliaturo, in provincia di Cosenza, Calabria, è nata in Sault Ste. Marie, Ontario, e vive con suo marito a Waterloo. Insegna alla Resurrection Catholic Secondary School e per lei l'insegnamento è molto più che lavoro. È una vocazione profonda. Si impegna tantissimo ad aiutare gli studenti a scoprire se stessi attraverso qualsiasi curriculum - religione o lingue. Nella scoperta della sua Italianità, Stella si è dedicata allo studio della diaspora proprio come la sua collega e poetessa Anna Ciardullo Villapiana.

Anna, nata a Cosenza dove ha vissuto per circa trent’anni, nel 2003 si è trasferita in Canada dove, sposata, con due figli, ha iniziato la carriera di insegnante di Italiano e di interprete e dove ha potuto coltivare una passione che la accompagna fin dall'adolescenza: quella per la poesia. Qui, infatti, Villapiana ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie “Percorsi Interiori” nel 2007, seguita nel 2015 da “Frammenti di Luce” e nel 2018 da “Al di là del mare, Dialoghi DiVersi”. Stimata socia dell’AICW (Association of Italian Canadian Writers) ha partecipato a molte iniziative e svariate conferenze per la conservazione della lingua e tradizione italiane nella realtà canadese notoriamente multiculturale. È inoltre co-chair della Waterloo Chapter Committee dell’Italian Canadian Archives Project (ICAP), una rete di beneficenza fondata per connettere e coinvolgere comunità, gruppi locali, individui, esperti e istituzioni pertinenti-come archive e musei- in tutto il Canada al fine di preservare e rendere accessibile il patrimonio italocanadese.

E proprio questo suo percorso nell'Italianità l'ha portata a elaborare, insieme a Stella, con la collaborazione del professor Gabriel Niccoli dell’Università di Waterloo e membro del consiglio di amministrazione dell’ICAP, il progetto in questione che, come si era detto in precedenza, trova adesso spazio nelle pagine del Corriere Canadese: ogni settimana, dunque, il nostro giornale racconta storie di immigrazione dall'Italia, partendo da un oggetto caro a chi è partito, per scelta o necessità, spesso lasciando "pezzi" di cuore nel Belpaese ma a volte portandosene qualcuno con sé.

Da queste storie, Villapiana si è lasciata ispirare per comporre poesie, sia in Italiano che in Inglese, intense ed emozionanti, che pubblicheremo insieme ai racconti degli emigrati.

Qui sotto, il trailer del progetto, realizzato con poesie di Anna Ciardullo Villapiana, letture di Gianluca Lalli e Stella Paola e musiche di Francesco DeGregori, Gianluca Lalli e Juneyt.

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