Cultura

Il “Cinema Ibrido” di Picarella un omaggio al neorealismo

TORONTO – La storia “semplice e universale” di Leandro Picarella – Sciatunostro – su un’amicizia d’infanzia tra due ragazzi arriverà al cinema il 9 aprile. Continua la tendenza recente (e forse anche un ritorno) verso narrazioni originali e temi risonanti, che stanno nuovamente popolando i cinema.

Esempi recenti includono film come quello di Sorrentino Parthenope, o il vincitore norvegese dell’Oscar Sentimental Value, e persino film americani commerciali come Solo Mio e Progetto Hail Mary.

Ma la storia poetica di formazione di Picarella non è solo un viaggio nostalgico nel passato del regista. È un film ibrido che lui chiama “docufiction” – una fusione di narrazione narrativa con filmati documentari. E aggiungi a questo una forte dose di quella che il compianto cantante Pino Daniele avrebbe chiamato “alleria”, ovvero una gioia velata che ti avvolge come un vento leggero – o un breve ricordo.

Il termine siciliano “Sciatu” significa “respiro” o “anima” a seconda del suo utilizzo, e il film, secondo il regista, “è la storia di coloro che se ne vanno e di chi resta. Di coloro che si avvicinano alla vita e di chi la celebrano preservandone la memoria”. I ragazzi del film, Ettore e Giovannino di 7 e 11 anni rispettivamente, imparano a gestire la separazione dopo essere cresciuti insieme sull’isola di Linosa.

La trama prende in prestito le visite estive di Picarella sull’isola di Linosa, che si estendono per due decenni. Situata tra la Sicilia e la Tunisia, Linosa è uno dei paesaggi più remoti e conservati del Mediterraneo. Linosa percepisce una sensazione di isolamento temporale o atmosfera sospesa, che la rende l’ambientazione perfetta per un film sulla conservazione dei ricordi.

“L’isola di Linosa è un corpo vivente che respira insieme ai suoi abitanti. È terra, mare, silenzio e vento. È lo sguardo dell’infanzia, ma anche l’eco di chi è passato prima”, spiega Picarella. Uno di quegli echi del passato fu Pino Sorrentino, un videografo amatoriale che documentò la vita quotidiana su Linosa per decenni.

Durante una delle frequenti visite del regista sull’isola, un incontro fortuito con Sorrentino nacque l’idea di Sciatunostro. Le immagini d’archivio del videografo, alcune delle quali sono visivamente sorprendenti, sono perfettamente intrecciate con le scene d’infanzia e i flashback di Ettore e Giovannino.

Picarella era così innamorato della location e delle sue persone che scelse di lavorare con attori non professionisti, inclusi i due giovani protagonisti. L’approccio neorealista mirava a preservare il dialetto distintivo e lo stile di vita di Linosa.

L’isola santuario della vita lenta raffigurata in Sciatunostro probabilmente conquisterà il cuore del pubblico che altrimenti non avrebbe mai sentito parlare di questa parte delle Isole Pelagie. A meno che non abbiano mangiato i famosi capperri selvatici di Linosa, che vengono venduti ai ristoranti Michelin in tutta Europa.

Ma se chiedi a Picarella, l’intenzione del film è semplice: “Sciatunostro non è solo una storia da raccontare, ma un viaggio fatto di risate, partite di tedesca, complicità e piccoli momenti che rimangono nel cuore”.

Immagini per gentile concesso da Qoomoon e Rai Cinema        

Massimo Volpe, autore di questo articolo, è un filmmaker e scrittore freelance di Toronto: scrive recensioni di film/contenuti italiani su Netflix

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