Il clima d’incertezza rimane
anche dopo le elezioni federali

di Francesco Veronesi del September 23, 2021

TORONTO - Le elezioni federali non hanno risolto il clima d’incertezza che caratterizza la politica canadese dal 2019. Lo strappo voluto da Justin Trudeau, con il salto nel buio rappresentato dal voto anticipato durante la quarta ondata delle pandemia, non ha portato chiarezza nei rapporti di forza tra i partiti e gli equilibri politici alla House of Commons. A conclusione di questa tornata elettorale ci troviamo esattamente dove eravamo partiti: con un governo di minoranza, con le opposizioni troppo deboli per sabotare l’agenda politica del primo ministro liberale e con un elettorato frammentato e diviso.

Percorso in salita per Trudeau. Il leader liberale deve continuare a ringraziare la debolezza fisiologica dei conservatori e dei neodemocratici, a partire da Erin O’Toole e Jagmeet Singh. Trudeau, con la vittoria dimezzata del 21 settembre, dovrà portare avanti un’agenda di governo in un percorso ad ostacoli caratterizzato dalla pandemia di Covid-19, dalla crisi economica presente ormai da oltre 19 mesi, dalla necessità di fare i conti con un buco di bilancio record per il quale non esiste nemmeno una bozza di piano di rientro dal debito. Il primo ministro aveva giocato la carta delle elezioni per conquistare la maggioranza assoluta dei deputati: l’elettorato gli ha voltato le spalle e ci ritroviamo con una distribuzione dei seggi praticamente identica a quella della scorsa legislatura.

Il malcontento ribolle tra i conservatori contro il loro leader. Tira aria di regolamento di conti all’interno del Partito Conservatore. È evidente come le due anime del partito - quella più moderata e quella più a destra - siano rimaste deluse dai risultati di queste elezioni. O’Toole aveva programmato una strategia ben precisa: spostare verso il centro il partito su numerose tematiche, con l’obiettivo dichiarato di guadagnare terreno e strappare un buon numero di seggi nella GTA. Il progetto è miseramente fallito: non solo i conservatori non sono avanzati a Toronto e dintorni, ma addirittura hanno visto calare il consenso nelle province dell'Ovest. In Alberta, ad esempio, feudo tory da decenni, il Partito Conservatore è calato del 14 per cento, perdendo in due distretti considerati sicuri a Calgary ed Edmonton. Andrew Scheer, precedente leader del Partito Conservatore, venne velocemente liquidato dopo aver perso le elezioni, avendo mandato a Ottawa 121 deputati. O’Toole, dal canto suo, ha vinto in 119 distretti.

Dubbi sulla leadership dell’Ndp. A sinistra iniziano a sorgere i primi dubbi su Jagmeet Singh. Il leader ndippino ha guidato il partito in due elezioni, con una aspettativa di crescita aumentata nell’ultima campagna elettorale. Per ora, i risultati non si sono visti: 24 deputati nel 2019, 25 in queste elezioni, con il partito destinato alla quasi irrilevanza politica. Anche in questo caso serve la svolta. Sono lontanissimi gli anni dell’ondata arancione del compianto Jack Layton, così come andrebbe rivalutato l’ex leader Thomas Mulcair: sotto la sua leadership il partito nel 2015 prese 3.469.368 voti, nell’ultima tornata elettorale l’Ndp ha totalizzato 2.869.000 preferenze, 600mila voti evaporati nel giro di breve tempo.

Ancora domande sul sistema elettorale. Se ne parla da anni, ma nessun primo ministro ha mai avuto il coraggio e la forza politica per intervenire: il sistema elettorale canadese - maggioritario puro a turno unico senza correzioni - crea delle distorsioni nel processo di traduzione del voto popolare nella rappresentanza in parlamento. Come nel 2019, ad esempio, il Partito Conservatore ha preso più voti del Partito Liberale: eppure, nella distribuzione dei seggi, sono i grit ad avere la meglio. E che dire dei Verdi e del People’s Party? Il Green Party ha preso appena 370mila voti e invia a Ottawa 2 rappresentanti, il partito di Maxime Bernier con i suoi 870mila voti non vince nemmeno un seggio. Urge una correzione del sistema elettorale: basterebbe - come avviene in altri Paesi - riservare una quota degli eletti con il sistema proporzionale, per garantire maggiore rappresentatività.

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