Canada

Dazi, progressi limitati nel negoziato

TORONTO – Anche se il negoziato prosegue, un accordo sui dazi non è ancora all’orizzonte. Ad ammetterlo è stato ieri mattina Mark Carney, poco prima della riunione del consiglio dei ministri, facendo il punto sulla trattativa che dopo un lungo stop ha segnato nelle ultime settimane qualche passo in avanti. Si tratta di progressi limitati – ha sottolineato il primo ministro – in questo momento è illusorio credere che si arriverà ad un accordo in tempi brevi.

Secondo numerosi analisti, l’avvicinarsi della scadenza elettorale del voto Midterm negli Stati Uniti avrebbe convinto Donald Trump a riavviare il negoziato con Ottawa, con la speranza magari di incassare e blindare un accordo da monetizzare elettoralmente il 3 novembre in quegli Stati americani maggiormente colpiti dai dazi doganali.

“Un accordo è vicino – ha ribadito più volte questa settimana l’inquilino della Casa Bianca – il Canada farebbe di tutto per firmarlo”. È chiaro che la situazione sia estremamente più complessa di quella delineata dal presidente americano: il governo canadese vuole arrivare a un compromesso sulle tariffe e sui controdazi, ma prima devono essere superati quegli scogli che hanno fatto naufragare l’accordo all’ultimo momento a fine agosto.

Carney ieri ha poi tracciato per la prima volta una linea di distinzione netta tra la trattativa contingente sulle tariffe imposte a più riprese da Trump e il più complesso negoziato sul rinnovo del Cusma, il trattato di libero scambio tra il Canada, gli Stati Uniti e il Messico. Il primo ministro ha fatto sapere che in questa fase il suo governo è impegnato sul fronte dazi, mentre il Cusma rimane una questione molto più delicata e per trovare la quadra sarà necessario più tempo.

Su questo non esiste una vera e propria road map del governo, come era stata preparata in primavera in vista della scadenza di luglio: si naviga a vista, insomma, nella speranza che anche a Washington si recepisca l’importanza di estendere il trattato di libero scambio che fino a questo momento ha protetto circa l’85 per cento delle merci canadesi dalle tariffe imposte dall’amministrazione americana.

Ma con il passare dei giorni e con l’avvicinarsi delle elezioni di Midterm aumentano anche le preoccupazioni per il dopo voto. L’Ambasciatore americano in Canada Pete Hoekstra ha ribadito anche martedì che il nostro Paese potrebbe essere ritenuto responsabile in caso di un cattivo risultato per i repubblicani: la colpa – è questa la sua tesi – sarebbe quella di aver sostanzialmente fatto campagna a favore dei democratici che, con diverse sfumature, si oppongo alla strategia delle tariffe imposte dal tycoon newyorchese.

Insomma, il Canada diverrebbe il capro espiatorio del possibile – i sondaggi dicono probabile – fallimento elettorale del GOP, che potrebbe perdere il controllo della Camera, del Senato o addirittura di entrambi. A quel punto ci troveremmo di fronte a una nuova fiammata di tensioni tra Washington e Ottawa e questo potrebbe ripercuotersi sul negoziato commerciale, che subirebbe l’ennesimo stop. Si tratta ovviamente di un’ipotesi, ma visto cosa è successo negli ultimi due anni, non sembrerebbe nemmeno troppo remota.

Nel frattempo Carney va avanti per la sua strada. Oggi inizierà il vertice a Montreal con la presidente della Comissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Ue Antonio Costa.

Al summit verrà siglata una nuova partnership – ieri è stata esclusa l’ipotesi della formula di “Stato membro associato,” ma si tratta ovviamente solo di formule – che lancerà un segnale ben preciso alla Casa Bianca: il Canada vuole riallacciare i rapporti con Washington e ritornare a una situazione di normalità, ma nel frattempo Ottawa si guarda attorno in cerca di nuove partnership commerciali, che allentino l’interdipendenza della nostra economia da quella americana.

More Articles by the Same Author: