Dazi e frontiere, Washington per ora non cede
TORONTO – Nonostante il pressing del Canada, non si registrano passi indietro degli Stati Uniti sul fronte dazi. Al termine di una settimana ricca di incontri a Washington tra esponenti del governo canadese e rappresentanti dell’amministrazione americana, la matassa delle tariffe resta da sciogliere. Prima il viaggio nella capitale americana del ministro del Commercio Canada-Usa Dominic LeBlanc, poi quello dei colleghi Sean Fraser e Gary Anandasangaree, non hanno portato ad alcun risultato tangibile.
Le visite sono servite a riavviare la macchina dei negoziati dopo alcune settimane di stallo, e se la decisione di Ottawa di togliere le contro tariffe sui prodotti americani che non rientrano nel trattato Cusma è stata accolta positivamente dalla Casa Bianca, da parte americana non ci sono stati segnali precisi che possano indicare la possibile fine della guerra commerciale.
Al contrario, la tabella di marcia che scandisce il giro di vite Usa sull’import dal Canada procedere imperterrita. La fine delle spedizioni duty-free – note anche come esenzione de minimis – verso gli Stati Uniti inizierà proprio oggi e per molte aziende canadesi già a rischio di chiusura a causa delle tariffe, ciò potrebbe significare più difficoltà finanziarie.
Oggi infatti entrerà in vigore un ordine esecutivo firmato a luglio dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che rimuoverà le esenzioni de minimis in vigore da decenni.
Ciò aumenterà i costi e porterà a ulteriori ostacoli per le aziende canadesi se desiderano spedire merci oltre confine ai clienti statunitensi.
I prodotti che entrano negli Stati Uniti, secondo la Casa Bianca, dovranno affrontare “tutti i dazi applicabili” a partire dal 29 agosto, mentre per decenni sono state autorizzate a entrare esenti da dazi se il valore è inferiore a 800 dollari.
L’esenzione de minimis ha consentito alle aziende che inviano spedizioni di valore inferiore in dollari ai clienti di espandere la propria quota di mercato negli Stati Uniti in modo relativamente semplice.
Con la rimozione delle esenzioni, le aziende canadesi potrebbero vedere un forte calo dei clienti statunitensi che non vogliono affrontare il rischio di costi aggiuntivi o maggiori oneri burocratici extra per ricevere i loro articoli.
Insomma, un grattacapo in più per il Canada, che si va ad aggiungere ai dazi in vigore sui prodotti del nostro Paese che non sono coperti dal trattato Cusma e alle tariffe mirate che stanno soffocando il settore della produzione e della lavorazione dell’acciaio e dell’alluminio.
Il Canada resta uno dei pochi Paesi occidentali a non aver siglato un accordo sui dazi da quando Donald Trump ha deciso di ridisegnare le politiche commerciali degli Stati Uniti. Nonostante qualche piccolo passo avanti, al momento è difficile prevedere una risoluzione della crisi in tempi brevi.
In alto: l’incontro tra Sean Fraser e Pam Bondi a Washington (foto: X – Fraser)