Canada

Cusma, vertice Carney-premier a fine mese

TORONTO – Decidere una strategia comune e le linee guida in vista della trattativa per il rinnovo del Cusma. È questo l’obiettivo dichiarato del vertice annunciato ieri tra Mark Carney e i premier provinciali organizzato il prossimo 29 gennaio.

Il primo ministro, che la prossima settimana sarà impegnato in un importante e delicato viaggio in Cina, ha intenzione di illustrare quelli che sono i piani del governo federale per il rinnovo del trattato di libero scambio con gli Stati Uniti e il Messico e, allo stesso tempo, vuole ricevere tutti gli input necessari dai leader provinciali per poter finalizzare una linea di azione e l’agenda di governo nella difficile trattativa che attende l’esecutivo nei prossimi mesi.

Come è noto, le tensioni commerciali con gli Stati Uniti in concomitanza con l’avvio del secondo mandato presidenziale di Donald Trump sono poca cosa rispetto a quanto abbiamo davanti da qui a luglio, mese in cui sarà messo nero su bianco l’eventuale rinnovo degli accordi di libero scambio. Fino a questo momento, infatti, solamente il 15 per cento delle esportazioni canadesi è soggetto a tariffe aggiuntive alla frontiera.

Il restante 85 per cento dei prodotti che dal Canada entrano nel mercato statunitense possono godere della protezione del Cusma, che impedisce all’amministrazione americana di alzarne il prezzo con nuovi dazi.

Nei mesi scorsi numerosi segnali arrivati direttamente dalla Casa Bianca lasciano pensare che Washington potrebbe puntare a una revisione capillare del Cusma, chiedendone l’estensione di interi settori e comparti produttivi.

Un’altra ipotesi – quella che spaventa di più il primo ministro – è una seconda ipotesi, ventilata anche da alcuni importanti esponenti dell’amministrazione americana, è quella di un’uscita unilaterale degli Stati Uniti dal trattato (per farlo basta semplicemente un preavviso di sei mesi), che di fatto sancirebbe la fine dell’accordo di libero scambio nato sulle ceneri del vecchio Nafta.

Quindi gli Usa negozierebbero un secondo trattato, questa volta singolarmente con il Canada e con il Messico. Se questa ipotesi dovesse concretizzarsi, i dazi doganali americani colpirebbero senza esenzioni tutti i prodotti canadesi esportati negli Stati Uniti: per l’economia canadese, gli effetti sarebbero davvero catastrofici. Per questo motivo il governo canadese deve mettere in piedi una strategia che tenga conto di questi due elementi e trovare un equilibrio: difendere cioè gli interessi della nostra economia senza però tirare troppo la corda, con il rischio del muro contro muro con Washington.

Il referente di Trump sul commercio ha già presentato una serie di condizioni che l’amministrazione vorrebbe vedere per estendere l’accordo commerciale di altri 16 anni dopo la sua scadenza nel 2036.

Carney terrà la riunione con i premier il 29 gennaio e ospiterà una cena la sera prima, secondo fonti del governo. Il primo ministro e i premier si sono incontrati periodicamente, spesso virtualmente, nell’ultimo anno all’ombra della guerra commerciale del presidente USA Donald Trump. I dazi di Trump continuano a punire i settori canadesi, tra cui l’acciaio, l’alluminio e l’auto, e a stimolare incertezza economica.

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