Canada

Cusma, nuove ombre all’orizzonte

TORONTO – Il Canada si prepara a sei mesi di montagne russe nei suoi rapporti commerciali con gli Stati Uniti. Tra gli economisti e gli esperti di mercato è pressoché unanime l’assunto che da qui a luglio il governo federale dovrà sudare le proverbiali sette camice per fare fronte al rinnovo del trattato di libero scambio che ci lega con gli Stati Uniti e il Messico, il Cusma.

Le tensioni politiche e le ricadute economiche provocate dai dazi attivati dal presidente americano Donald Trump sono poca roba rispetto a quello che abbiamo davanti. Anche perché – viene ricordato per l’ennesima volta – le tariffe volute dall’inquilino della Casa Bianca sono state imposte sul 15 per cento dei prodotti che vengono esportati dal Canada verso gli Stati Uniti. Tutto il resto dei beni che fanno parte della bilancia commerciale sono stati coperti dall’accordo di libero scambio e quindi non hanno subito alcun aumento alla frontiera.

Ma il 2026 è l’anno della ridiscussione del trattato, con la minaccia – nemmeno tanta velata, a dire il vero – di una possibile uscita unilaterale di Washington dagli accordi assunti durante il primo mandato presidenziale dello stesso Trump.

I funzionari commerciali americano, prima della fine dell’anno, hanno segnalato a Ottawa la necessità di apportare modifiche alle sue politiche commerciali se si vuole garantire certezza a lungo termine dell’accordo.

Il rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer ha dichiarato ai membri del Congresso degli Stati Uniti che, sebbene l’accordo commerciale abbia portato benefici agli esportatori americani, Washington non è disposta a prorogarlo automaticamente per altri 16 anni senza affrontare “questioni specifiche e strutturali.”

“Cusma ha avuto successo fino a un certo punto,” ha detto, secondo un documento condiviso dopo l’incontro a porte chiuse di Greer, aggiungendo che i guadagni non superano quelle che ha definito “carenze strutturali.”

Gli Stati Uniti invitano il Canada ad ampliare l’accesso al proprio mercato lattiero-caseario e a rispondere alle preoccupazioni riguardo alle esportazioni di determinati prodotti industriali. Sebbene il Canada permetta a una quantità limitata di prodotti lattiero-caseari statunitensi di entrare senza dazi doganali ai sensi del Cusma, Washington vorrebbe l’abbattimento di questa barriera, che violerebbe i principi di libero scambio.

Greer ha inoltre affrontato l’Online Streaming Act e l’Online News Act canadese, che inseriscono sia le piattaforme di streaming che di notizie sotto le regole culturali e di trasmissione canadesi.

“Il Canada insiste nel mantenere il suo Online Streaming Act, una legge che discrimina le aziende tecnologiche e mediatiche statunitensi, oltre a una serie di altre misure che limitano il commercio dei servizi digitali”, ha detto Greer.

Altre misure canadesi segnalate da Greer includono divieti provinciali sui prodotti alcolici statunitensi, regole di approvvigionamento in Ontario, Quebec e British Columbia, e quella che definisce “complicata registrazione doganale per i destinatari canadesi delle esportazioni statunitensi”.

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