Commercio, prima tappa a Pechino
TORONTO – La strategia di fondo è stata già delineata alla fine del 2025: il Canada deve raddoppiare entro pochi anni il commercio verso gli altri Paesi che non siano gli Stati Uniti. È in questa ottica che va vista la visita di Mark Carney in Cina, che inizierà oggi fino al 19 gennaio, con in programma gli incontri con il presidente Xi Jiping e il premier Li Qiang. Ed è significativo che il primo viaggio all’estero del primo ministro in questo 2026 sia proprio alla volta di Pechino, un segnale chiaro di come il governo canadese voglia voltare pagina dopo anni di rapporti tumultuosi con la Cina, culminati nella guerra commerciale scoppiata la scorsa primavera e tuttora in corso.
Il Canada – è questo il ragionamento del leader liberale – non può dipendere totalmente dall’interscambio con gli Stati Uniti: il Paese deve riequilibrare l’export anche con gli altri partner commerciali in Asia, in Sud America e in Europa, proprio per evitare che un’eventuale crisi nei rapporti con Washington – come sta accadendo ora – possa determinare un impatto devastante sulla nostra economia. Carney quindi vuole ricalibrare i rapporti con Pechino, mettendo da parte le incomprensioni del passato e rilanciando le relazioni economiche in grande stile.
In questo momento il Canada ha attivato dazi del 100 per cento sui veicoli elettrici cinesi, rendendoli praticamente invendibili nel mercato interno. Pechino ha risposto con tariffe pesantissime sulla colza e su altri prodotti agricoli che importa dal Canada.
Secondo alcuni analisti, l’incontro con il presidente cinese Xi Jiping potrebbe fare da apripista a un raffreddamento delle tensioni: resta da capire se si arriverà alla tregua nella guerra commerciali, o se saranno necessari mesi di ulteriore negoziato per tornare alla piena normalità nei rapporti commerciali tra i due Paesi.
Anche perché – è utile ricordarlo – la Cina rappresenta per volumi di scambi il nostro secondo partner commerciale: in questo momento il Canada ha imposto tariffe e dazi ritorsivi verso i due Paesi con i quali fa più scambi. È chiaramente una situazione straordinaria, che crea una forte incertezza e che produce un effetto domino che si sente in vari comparti del tessuto produttivo della nostra economia.
Mentre il primo ministro si appresta a raggiungere la Cina, il ministro delle Finanze Francois-Philippe Champagne ieri era a Washington per un incontro con le controparti del G7: tema del vertice, il commercio ovviamente, insieme a una possibile strategia comune per lo sviluppo dei minerali critici, quelle terre rare che hanno acquistato una rilevanza strategia decisiva negli ultimi anni.
In alto: Mark Carney insieme al ministro delle Finanze, Francois-Philippe Champagne

