Una campagna elettorale
lunga 30 settimane

di Francesco Veronesi del November 8, 2021

TORONTO - Duecentosei giorni, quasi trenta settimane. Allacciamoci le cinture di sicurezza e prepariamoci: quella che abbiamo di fronte sarà una lunga, estenuante, velenosa campagna elettorale in vista del voto provinciale in programma il 2 giugno 2022. Stiamo assistendo a una fase politica molto particolare: quando sono in programma le consultazioni elettorali a fine primavera, la campagna elettorale non ufficiale solitamente inizia con la presentazione del budget primaverile del governo, una manovra sempre infarcita di promesse e programmi che, magicamente, non sono realizzabili in un anno, ma sono sviluppati su base quadriennale o quinquennale.

Quest’anno il contesto politico in Ontario è profondamente mutato. Dopo una sostanziale tregua a Queen’s Park, coincisa con le fasi più drammatiche delle prime tre ondate della pandemia di Covid-19, negli ultimi mesi si è rialzato improvvisamente il livello dello scontro. Il governo guidato da Doug Ford ha ridimensionato il ruolo della classe medica e del comitato tecnico scientifico ed è tornato a prendere decisioni prettamente politiche: il tira e molla sul Green Pass, le indecisioni sull’obbligo vaccinale per il personale sanitario, la scelta di introdurlo - seppur con alcune eccezioni - nel settore scolastico e via dicendo sono tutti segnali che il governo si è ripreso in mano il timone, togliendolo al Chief Medical Officer e alla comunità scientifica. Di contro i due partiti di opposizione hanno iniziato ad attaccare duramente le scelte dell’esecutivo e in questo momento i toni dello scontro sono molti accesi e il clima politico a Queen’s Park è infuocato.

Per settimane abbiamo visto ed ascoltato spot televisivi, radiofonici e sui social media del governo contro l’Ndp, dei liberali contro i conservatori, di Ford contro Andrea Horwath e Steven Del Duca: la macchina del fango è partita con largo anticipo rispetto al solito. Così come sono iniziati molto prima i bombardamenti di frasi fatte, slogan ripetuti come mantra all’infinito. Nel 2018 Ford aveva puntato sul classico For The People e sull’Open for Business, ora invece - complice la pandemia - il Progressive Conservative è diventato il Partito del Sì e il Partito dei Lavoratori in Prima Linea: ricordatevi queste due frasi, perché da qui al 2 giugno le ascolterete migliaia di volte.

L’Ndp, dal canto suo, in questa fase sta cercando di catturare il consenso elettorale puntando sulle - presunte - inadempienze ed inefficienze del governo durante la pandemia: la strage degli anziani nelle case di cura a lunga degenza, il no del governo all’innalzamento delle paghe di infermieri e psw, i limiti dei provvedimenti annunciati ed attuati da Ford per aiutare le famiglie, i lavoratori e le imprese durante gli ultimi 20 mesi.

Il premier negli ultimi giorni ha poi deciso di premere l’acceleratore, confermando - per chi non l’avesse ancora capito - che ci troviamo già nel bel mezzo della campagna elettorale. La scorsa settimana Ford ha annunciato l’aumento, dal primo gennaio 2022, della paga minima a 15 dollari l’ora.

Si tratta di una rivoluzione copernicana per il leader conservatore, visto che questa misura era già stata approvata dalla precedente premier Kathleen Wynne ed era stata poi bloccata e accantonata dallo stesso Ford dopo la vittoria elettorale del 2018. Come mai - ci chiediamo - a sei mesi dal voto il premier ha cambiato idea in modo così repentino? I maliziosi sostengono che si tratti di una manovra puramente elettorale, ma noi non ci spingiamo a tanto: certo, la tempistica qualche dubbio lo fa sorgere.

Sempre la scorsa settimana il governo ha presentato il Fiscal Update autunnale: di solito si tratta di un provvedimento secondario, molto tecnico, che getta le basi per il futuro budget primaverile. Insomma, una qualcosa indirizzato agli addetti ai lavori e non al grande pubblico. Questa volta, invece, il governo ha presentato una sorta di mini budget nel quale vengono aggiunte spese e investimenti per 5,1 miliardi di dollari, con promesse, fondi e prebende distribuiti a pioggia. Tra le tante, i rimborsi fiscali per chi decide di trascorrere le vacanze in Ontario sa davvero tanto di misura ad hoc per accattivarsi l’elettorato.

Ndp e liberali non se ne stanno certo con le mani in mano. Entrambi i partiti sono impegnati nella stesura della rispettiva piattaforma elettorale, con un occhio però ai futuri provvedimenti del governo in chiave Covid. E qui si arriva al dunque: non dobbiamo dimenticarci che siamo ancora nel bel mezzo della pandemia, con tutti i rischi e le incertezze del caso. Il voto di giugno, quindi, sarà addirittura più importante di quello del 20 settembre per le elezioni federali.

Durante la pandemia, infatti, il governo federale ha sostanzialmente gestito solo due elementi: quello relativo alla chiusura dei confini e quello dell’acquisto dei vaccini. Tutto il resto è stato amministrato dalle singole province: risposta del settore sanitario, quarantene, lockdown, regole per le scuole e per gli esercizi commerciali, somministrazione dei vaccini e tabelle di marcia per il rientro verso la normalità.

L’elettorato dell’Ontario avrà davanti a sé delle scelte fondamentali da prendere, perché le sfide che dovremo affrontare tutti insieme saranno decisive: non solo quelle legate alla pandemia - e qui il condizionale è d’obbligo, visto che non possiamo prevedere come sarà la situazione - ma anche quella relativa alla necessità di ripresa dell’economia, dell’occupazione dopo più di due anni di stallo e stagnazione. I partiti dovranno proporci ricette politiche credibili per tornare a crescere e per recuperare il terreno perduto.

Il voto del 2 giugno, quindi, sarà di grande importanza. Speriamo che questa lunga ed estenuante campagna elettorale non finisca per provocare proprio l’effetto contrario, allontanando gli elettori dalla urne.

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