Leadership senza sfidanti,
opportunità e rischi
per Pierre Poilievre

di Francesco Veronesi del February 8, 2022

TORONTO - Partiamo da un dato pressoché certo: Pierre Poilievre sarà quasi sicuramente il prossimo leader del Partito Conservatore. I segnali che si sono ripetuti negli ultimi giorni portano tutti verso questa direzione: all’interno del partito non esiste alcuna alternativa credibile al deputato di Carleton. Ma la mancanza di una sfida vera nella corsa alla leadership potrebbe alla lunga fare emergere delle zone d’ombra con effetti negativi.

Occorre fare un passo indietro. Nell’agosto del 2020 Erin O’Toole diventò il leader conservatore, sbaragliando la concorrenza, al termine di una corsa alla leadership dura, carica di accuse, veleni e polemiche. O’Toole divenne la guida del partito dopo aver sconfitto il candidato favorito alla vigilia - l’ex ministro Peter MacKay - dopo essersi difeso dagli attacchi dei nostalgici di Stephen Harper, dopo aver emarginato nel partito le fazioni più estremiste come quella guidata dall’altro candidato alla leadership, Derek Sloan. E proprio questa serie di risultati hanno dato ad O’Toole quella legittimità necessaria per mettersi alla guida del partito per diciassette mesi.

Dopo la discesa in campo di Poilievre, nessun potenziale candidato si è fatto avanti per lanciare la sfida all’attuale ministro ombra delle Finanze. Ricordiamo che esiste un primo scoglio: tutti i candidati per la leadership del Partito Conservatore dovranno pagare una canone d’entrata di 300mila dollari. Chi sarà disposto a sborsare una tale cifra, sapendo che la partita è già chiusa prima di cominciare?

Per capire quali sono le dinamiche che si stanno sviluppando nella classe dirigente del partito, basta guardare la valanga di endorsemente ufficiali nei confronti dello stesso Poilievre: sono già diciassette i deputati conservatori che hanno annunciato il loro sostegno al deputato eletto a Carleton, insieme a un senatore - Leo Housakos - e all’ex ministro degli Esteri John Baird: ed è probabile che nei prossimi giorni questa massa critica aumenterà in modo significativo.

Possono quindi esserci degli ostacoli nella marcia trionfale di Poilievre verso la leadership del partito e, in un secondo momento, nella sfida con il primo ministro in carica Justin Trudeau? Un elemento che deve essere analizzato affondo per rispondere a questa domanda lo ha offerto proprio Baird. Secondo l’ex ministro del governo Harper, la più grande sfida è quella di ricucire gli strappi all’interno del partito, ferite provocate dal tracollo elettorale che devono ancora rimarginarsi.

Allo stesso tempo, però, secondo Baird, Poilievre rappresenta una risorsa che il partito deve utilizzare. “Credo che sarà in grado di galvanizzare i conservatori, non solo il gruppo parlamentare, ma anche i canadesi in ogni zona del Paese. Ritengo che Pierre si presenterà come un leader estremamente popolare e come un’alternativa forte e percorribile, un candidato al ruolo di primo ministro con la possibilità di avere successo”. Anche perché - aggiunge Baird, “alle ultime elezioni abbiamo perso 550mial voti. Vogliamo che questi elettori tornino a votare per noi”. Con Poilievre leader, insomma, l’aspettativa è che tanti, troppi elettori scontenti di O’Toole che alle urne hanno scelto il People’s Party di Maxime Bernier ritornino alla base. E non è certo un caso che lo stesso Poilievre in questi mesi si sia presentato come forte oppositore di numerose misure anti covid volute dal governo federale: tra queste, l’obbligo di vaccino per i dipendenti pubblici e lo stop ai lockdown in caso di aumento dei contagi.

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