Covid, l’andamento della vaccinazione chiave per le elezioni

di Francesco Veronesi del February 4, 2021

TORONTO - Il rallentamento progressivo della campagna di vaccinazione contro il Covid in Canada non rappresenta una buona notizia per Justin Trudeau. Al contrario, le difficoltà del governo federale a reperire le dosi necessarie per rispettare la tabella di marcia stabilita a dicembre potrebbero avere delle gravi ripercussioni in termini di consenso elettorale se davvero il Paese dovesse tornare alle urne in primavera dopo la presentazione del budget. Anche perché, è del tutto evidente, le prossime elezioni saranno una sorta di referendum sulla gestione da parte del primo ministro della doppia crisi innescata dalla pandemia di Covid 19: quella sanitaria e quella economica.

Ora, l’esecutivo liberale ha tutti gli interessi a rispettare la road map della vaccinazione di massa messa a punto nelle scorse settimane e la strategia del primo ministro, confermata anche negli ultimi giorni, è quella di puntare sull’accelerazione delle forniture dei vaccini e, allo stesso tempo, rafforzare le difese del Paese contro la minaccia rappresentata dai tre nuovi ceppi di coronovarius, il B117, la variante sudafricana e quella brasiliana. E su quest’ultimo fronte fa pensare, e anche parecchio, l’attivazione di misure draconiane ai confini e negli scali internazionali che non hanno precedenti in questi undici mesi di pandemia.

A partire da oggi - sempre che le scadenze saranno rispettate dal governo federale - i passeggeri internazionali che sbarcheranno nei quattro scali canadesi che ancora garantiscono collegamenti con l’estero - Toronto, Montreal, Calgary e Vancouver - dovranno effettuare un tampone obbligatorio al loro arrivo e aspettare gli esiti delle analisi in hotel designati dal governo per tre giorni, per una spesa che si dovrebbe aggirarsi attorno ai 2mila dollari. Poi il resto della quarantena sarà trascorsa a casa, con controlli potenziati e multe salatissime per i trasgressori.

Allo stesso tempo, Trudeau è consapevole che l’andamento della campagna di vaccinazione di massa avrà delle conseguenze in campagna elettorale.

Il primo ministro ha quindi accelerato sul fronte vaccini, blindando un accordo con l’americana Novavax per la produzione del vaccino in uno stabilimento di Montreal che, se tutto dovesse andare liscio, sarà in grado di mettere sul mercato circa 4 milioni di dosi al giorno.

Oltre a questo, Health Canada sta vagliando la sicurezza e l’efficacia del vaccino AstraZeneca che in questi giorni sta provocando numerose polemiche in Europa e tensioni tra la Francia - il presidente Emmanuel Macron lo ha definito “sostanzialmente inefficace - e la Gran Bretagna, primo Paese al mondo ad avere dato luce verde al vaccino.

Contemporaneamente è notizia di ieri che il nostro Paese si sarebbe assicurato 1,1 milioni di dosi aggiuntive dello stesso vaccino AstraZeneca attraverso l’accordo di condivisione medica internazionale Covax. La fornitura dovrebbe arrivare entro marzo.

Ma ci sono ancora dei problemi da risolvere per gli unici due vaccini approvati dall’ente regolatore canadese. Pfizer è ancora indietro rispetto alla tabella di marcia per dei problemi logistici nel suo stabilimento di produzione in Belgio, con il sostanziale dimezzamento delle forniture per tutto febbraio. Moderna invece ha annunciato il taglio pari al 20-25 per cento delle dosi che sarebbe dovute arrivare in Canada questo mese.

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