Il Commento

Elezioni nei Provveditorati, rischio di brogli

TORONTO – Le campagne elettorali sono il momento ideale per separare il grano dal loglio, ovvero distinguere il buono dal cattivo. Mi spiego meglio. Ciò è probabilmente ancora più vero a livello locale o nell’ambito dei Provveditorati. A livello provinciale o federale, l’appartenenza ad un partito politico offre ai candidati una maggiore «copertura»: gli elettori sono disposti a «mandar giù» tutti i loro difetti soltanto perché… beh, è uno dei nostri, o una dei nostri, qualunque cosa ciò significhi.

In caso di difficoltà, una candidata può avvolgersi nella bandiera, oppure un candidato può borbottare qualche posizione ideologica che abbia senso «per qualcuno». I candidati alla carica di fiduciario del Provveditorato cattolico non godono di alcuna protezione del genere. Possono candidarsi facendo leva sul proprio operato, sulla capacità di adempiere al ruolo secondo le finalità previste dalla legge — ammesso che sappiano quali siano — oppure sul carisma che riescono a trasmettere.

Nel corso dell’ultima settimana, in concomitanza con il voto anticipato, diversi candidati hanno segnalato al Corriere il problema di potenziali brogli elettorali, resi possibili da «difetti o carenze» nelle procedure di voto. In genere, si tratta di una supervisione negligente o indifferente da parte dei funzionari elettorali incaricati di verificare i requisiti dei candidati e/o degli elettori.

Per candidarsi, occorre innanzitutto essere cittadini, aver compiuto diciotto anni e risiedere nel Comune in cui ci si presenta come candidati o in cui si vota. Se si è cattolici, bisogna fornire una prova della propria appartenenza al cattolicesimo (si tratta di un voto per un’organizzazione cattolica, e nient’altro). Inoltre, bisogna risultare iscritti come tali nel registro di valutazione fiscale (assessment roll).

Se non si fornisce la prova di uno o di entrambi questi requisiti, non si è eleggibili. Per esempio, una studentessa non cattolica non avrebbe dovuto essere ammessa alla candidatura come fiduciaria del Provveditorato semplicemente perché un funzionario «pigro» non ha verificato che la firma del ministro dell’Immigrazione sulla sua carta d’identità appartenesse effettivamente ad un ministro in carica quando lei era ancora una bambina in un altro Paese.

Un altro candidato, esperto nell’arte del sotterfugio, della distrazione, della dissimulazione e del disprezzo per tutto ciò che è cattolico, e persino riluttante ad essere indicato come cattolico nei registri di valutazione fiscale, si è comunque candidato alla carica di fiduciario del Provveditorato cattolico.

Il direttore dell’Istruzione ricopre anche il ruolo di responsabile delle operazioni elettorali (Returning Officer) per il Provveditorato cattolico. Si tratta dello stesso funzionario che autorizza la presentazione della documentazione finanziaria e pedagogica al consiglio per l’approvazione, prima che venga inviata al Ministero. Se i Provveditorati sono stati posti sotto amministrazione controllata, controllate l’operato del direttore dell’Istruzione e dei fiduciari che ne hanno seguito i consigli. Mandateli a casa entrambi.

Ricordate: queste elezioni riguardano l’istruzione — il futuro — dei vostri figli. Non riguardano le raccomandazioni di qualche comitato di azione politica di questo o quel partito, né quelle di qualche organizzazione sindacale degli insegnanti. Riguardano il disastro che alcuni trustee scolastici e i loro dirigenti di alto livello ci hanno imposto e che ora noi, proprietari immobiliari e contribuenti, siamo costretti a pagare.

In alto, la sede del TCDSB (foto dal sito del TCDSB)

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