Il fascino del Cattolicesimo: la sostanza dietro la forma e la solennità della cerimonia
TORONTO – Penso che “loro” avrebbero dovuto aprire le porte, affinché tutti potessero vivere quell’esperienza. In un momento in cui persino cattolici che un tempo erano praticanti sembrano appassire sulla vite, ho visto un’espressione concreta di ciò che spiega perché la Chiesa cattolica universale sia la più grande organizzazione al mondo: perché trascende differenze di ogni genere. Se poi si aggiungono la libertà di scelta e l’ideologia contemporanea, non c’è nulla di più inclusivo.
Detto questo, è altrettanto vero che la grande sfida della natura umana consiste nel trovare un equilibrio tra il “sentirsi accolti” e il “sentirsi speciali”. Filosofie politicamente diverse, e spesso in competizione tra loro, costruiscono la nozione di “cittadinanza” proprio su questo principio fondamentale, quindi strutturano rituali e cerimonie per rappresentarlo. “Molti sono chiamati, ma pochi sono scelti”, recita il detto.
In un momento di una certa presunzione, mi permetterei una riflessione personale: essere scelti comporta l’obbligo di servire. A nostro comune vantaggio, esistono ancora persone che aspirano a servire… come nel messaggio del Cardinale Leo pronunciato in occasione dell’investitura di Dame e Cavalieri dell’Ordine del Santo Sepolcro in Canada (Toronto). Parafrasando: primo, la santità della vita — anche con le sue imperfezioni; secondo, amare la terra del nostro Signore; terzo, partecipare — essere coinvolti e impegnarsi concretamente — nelle necessità locali della Chiesa.
In Canada, oggi più che mai, il cattolicesimo, anche quando si manifesta nelle sue forme più positive, richiede fermezza e perseveranza nel proprio intento. La cerimonia di investitura, alla vigilia dell’800º anniversario della morte di San Francesco d’Assisi, considerato da molti il più iconico “soldato di Cristo“, ha ricordato a tutti come il fine centrale, oggi, si esprima attraverso l’educazione.
È un obiettivo tutt’altro che facile da raggiungere, sia nelle scuole dell’Ontario sia nella vita quotidiana dei bambini in età scolastica a Gaza. I nuovi Cavalieri e Dame hanno davanti a sé un compito arduo. Per Gaza, hanno annunciato un ulteriore contributo di 175.000 dollari, che si aggiunge a quanto raccolto il mese scorso per far fronte agli impegni educativi sostenuti dal Cardinale Pizzaballa a favore dei bambini cattolici di Gaza. I Provveditorati in Ontario vorrebbero poter avere Cavalieri del genere.
Qui sotto, una fotogallery delle cerimonie (fotoservizio per il Corriere Canadese a cura di Anna Iafrate)

















