Canada

Riconciliazione e Verità: il Canada ricorda una ferita ancora aperta

TORONTO – Il Canada ha celebrato ieri il National Day for Truth and Reconciliation (Giornata Nazionale per la Verità e la Riconciliazione), insieme all’Orange Shirt Day, dedicati alla memoria dei bambini indigeni che furono separati dalle loro famiglie e forzatamente inviati nelle “residential schools” gestite in larga parte da chiese cattoliche e protestanti con il sostegno ed il finanziamento del governo federale, per “assimilarli” alla società canadese: per chiarire meglio il concetto, i bambini venivano separati dai genitori, scoraggiati dal parlare le proprie lingue, allontanati dalle proprie pratiche culturali e spirituali e, spesso, sottoposti a condizioni dure e, in numerosi casi documentati, ad abusi fisici, psicologici e sessuali.

Ed è proprio questo che ha voluto ricordare, ieri, il primo ministro Mark Carney, sottolineando che per oltre un secolo più di 150.000 bambini delle First Nations, Inuit e Métis furono allontanati dai genitori, dalle famiglie e dalle comunità per essere inseriti in un sistema basato su politiche di assimilazione. Il governo federale, ha aggiunto il premier (che oggi rappresenta quello stesso governo), istituì e mantenne quel sistema ed “il Canada porta quindi la responsabilità per i danni profondi e duraturi provocati”.

Dall’istituzione della Truth and Reconciliation Commission, nel 2008, oltre 6.600 “survivors” e testimoni hanno raccontato le proprie esperienze, contribuendo a portare alla luce una realtà che, secondo Carney, “il Paese aveva ignorato per troppo tempo”. Per il primo ministro, però, la giornata non può limitarsi alla commemorazione. Le 94 “calls to action” della Truth and Reconciliation Commission devono continuare a rappresentare una guida per il lavoro del governo. Tra le priorità indicate figurano la riduzione delle disparità nell’accesso alla sanità ed all’istruzione, la tutela delle lingue e delle culture indigene, il miglioramento dell’accesso all’acqua potabile ed alle infrastrutture nelle comunità delle First Nations. Carney ha inoltre citato l’impegno sulle “Calls for Justice” riguardanti le donne, le ragazze e le persone 2SLGBTQI+ indigene scomparse o uccise, oltre all’attuazione della legge canadese sulla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni.

Qui il comunicato integrale del primo ministro Carney: Statement by Prime Minister Carney on the National Day for Truth and Reconciliation

Un messaggio simile è arrivato dall’Ontario dove il premier Doug Ford ed il ministro per gli Affari Indigeni Greg Rickford hanno ricordato i “survivors” ed i bambini che non fecero ritorno a casa, sottolineando che l’ultima residential school in Canada chiuse soltanto 30 anni fa, nel 1996: non si tratta quindi di una vicenda esclusivamente appartenente ad un passato molto lontano…

Il governo provinciale ha richiamato anche la storia di Phyllis Webstad, la cui esperienza ha ispirato l’Orange Shirt Day: a sei anni, vide la sua nuova camicia arancione portata via al suo arrivo in una residential school e quella camicia è poi diventata il simbolo della perdita di identità e di appartenenza subìta da molti bambini indigeni.

Qui il comunicato integrale del premier Ford e del ministro Rickford: Ontario Commemorates National Day for Truth and Reconciliation and Orange Shirt Day

In tutto il Canada, la Giornata è stata accompagnata da iniziative organizzate dalle stesse comunità indigene: eventi commemorativi, cerimonie tradizionali, momenti di preghiera, marce, incontri pubblici con i “survivors”, famiglie e membri delle comunità per ricordare i bambini che non fecero ritorno a casa e mantenere viva la memoria delle generazioni colpite da un sistema che resta un’onta indelebile nella storia dell’ “inclusivo” Canada.

Nella foto in alto: celebrare la Giornata per la Verità e la Riconciliazione, la Peace Tower di Parliament Hill è stata illuminata di arancione dal tramonto di ieri all’alba di oggi (foto: Twitter X – House of Commons – @OurCommons)

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