Calcio

Nations League, cambia il sistema retrocessioni: Italia più tranquilla

SALONICCO – La Nations League cambia ancora volto, vedendo nuove rivoluzioni sia nel format, sia nel sistema di promozione e retrocessione.

Il comitato esecutivo della Uefa si è riunito a Salonicco nella giornata di ieri, 15 settembre, per stabilire i nuovi cambiamenti in vista della prossima edizione, che però avranno un impatto già da quella in corso, specialmente per ciò che riguarda il passaggio da una lega all’altra.

L’attuale formato della competizione prevede quattro leghe (A, B, C e D) con quattro gironi da quattro squadre ciascuno (16 in totale) per le prime tre, con la retrocessione delle ultime classificate (una per ogni girone) con le Final Four che si disputano tra le prime quattro classificate di ogni girone. Nella lega D, invece, ci sono solo 7 squadre suddivise in due gruppi, uno da 4 ed uno da 3.

Con il format di transizione, in vigore ufficialmente da ieri, la retrocessione è riservata alle sole due quarte classificate con il bilancio peggiore tra punti e differenza reti, mentre le 2 migliori quarte e le 2 peggiori terze vanno ai play-out contro le seconde di Lega B.

Questo stravolgimento può dare all’Italia una sana dose di tranquillità per l’attuale edizione. Inseriti in un girone di ferro in Lega A insieme a Francia, Belgio e Turchia, gli Azzurri avrebbero avuto qualche rischio in più con il vecchio sistema, dove l’ultimo posto significava retrocessione diretta in Lega B.

Adesso, anche nell’ipotesi peggiore di un quarto posto nel girone, l’Italia non sarebbe condannata a priori: basterà non essere una delle due peggiori quarte dell’intera Lega A per evitare il declassamento immediato e giocarsi il tutto per tutto in un più accessibile spareggio a marzo contro una seconda classificata della Lega B.

Un margine di errore decisamente più ampio che permette a Roberto Mancini (nella foto sopra) di sperimentare e gestire le forze con molta meno pressione addosso.

Ma perché tutto questo cambiamento? Per capirlo, bisogna già proiettarsi all’edizione 2028-2029, in cui le attuali quattro leghe verranno ridotte a tre (con la D abolita) e saranno tutte composte da 18 squadre. Ogni lega sarà suddivisa in tre gironi da sei squadre, che disputeranno sei partite contro cinque avversarie differenti secondo l’attuale combinazione della fase campionato della Champions: alcune in casa e in trasferta contro squadre appartenenti a fasce diverse, con in più una doppia sfida, sempre con andata e ritorno, contro la Nazionale inserita nella propria fascia. Sarà, però, la Lega C ad avere una particolarità in più, con due gironi da sei e uno da sette squadre, iniziando il proprio calendario con una giornata d’anticipo.

Con questo cambiamento, l’obiettivo della Uefa appare dunque chiaro: eliminare le sfide tra nazionale minori (tutte inserite in lega D)per integrarle in un contesto competitivo più stimolante e strutturato all’interno della nuova Lega C.

Una struttura che, dunque, non riguarderà solo la spettacolrità delle partite e un agonismo più acceso, ma anche e soprattutto il posto per le altre competizioni.

I posizionamenti e le classifiche finali delle tre nuove leghe saranno infatti collegati a doppio filo ai sorteggi delle qualificazioni per i successivi Mondiali ed Europei.

Fare bene in Nations League, quindi, non significherà più soltanto aggiungere un trofeo in bacheca o evitare una retrocessione, ma garantirsi una corsia preferenziale e una testa di serie nelle qualifiche per i maggiori tornei internazionali.

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